di Mariangela Palazzesi
Movimenti complessi, salti, trottole ed eleganza sono all’insegna di questo artistico sport invernale. Il pattinaggio di figura è una vera e propria danza su ghiaccio, in cui elementi tecnici ardui si mischiano con la delicatezza dello scivolare sul ghiaccio e del danzare, in coppia o da soli.Il “mito del ghiaccio”, che ha incantato spettatori dal vivo e da casa alle Olimpiadi invernali MilanoCortina 2026, è il fenomeno conosciuto tra gli appassionati del pattinaggio di figura che si è fatto strada nel mondo, impressionando anche chi di questa disciplina non aveva mai sentito parlare.
Ilia Malinin, classe 2004, figlio di campioni del pattinaggio di figura e allenato da suo padre. Ha iniziato a pattinare a sei anni e ha rappresentato gli Stati Uniti nella competizione sportiva più ambita, quella che tutti gli atleti sognano sin da quando sono bambini: le Olimpiadi. Il re del ghiaccio statunitense si presenta alle Olimpiadi con alle spalle due ori mondiali, tre nella Finale Grand Prix e uno nei Campionati Mondiali Juniores.Cosa distingue però questo talento da tutti gli altri? Ci sarà una chiave dietro al suo successo?Ilia Malinin si presenta come il primo pattinatore su ghiaccio ad aver completato un “quadruplo axel”, ossia quattro rotazioni e mezzo in aria partendo da davanti, in meno di un secondo.
Il Dio del ghiaccio non si lascia intimorire e porta a termine nei suoi esercizi il salto più difficile e tecnico del pattinaggio di figura, diventato ormai il suo cavallo di battaglia.Ogni volta che il ventunenne entra sul ghiaccio, il pubblico da tutto il mondo festeggia, aspettandosi un’esibizione da togliere il fiato. Il suo viso appare risoluto, imperturbabile, pronto a portare a casa ogni difficoltà presente nel suo esercizio, ogni elemento che solo lui riesce a compiere, aggiudicandosi medaglie e intere arene in standing ovation. Anche ammirandolo dalla televisione si può avvertire la fatica dietro a tutto quel successo: ore e ore a lavorare sullo stesso salto, grande passione e momenti di sconforto.Il quadruplo axel non è il solo elemento “impossibile” che l’eroe del ghiaccio riesce a portare a termine, ma scommetto che chiunque abbia avuto la fortuna di assistere ad una sua esibizione sia rimasto senza parole a seguito del suo “backflip”.
Il salto mortale all’indietro era stato vietato nel 1976 poiché considerato “troppo pericoloso” e “troppo spettacolare” o poco artistico, probabilmente poco elegante per una disciplina di questo tipo. Nel 1998 a riportare questo salto in una competizione fu la francese Surya Bonaly, completando l’atterraggio su un solo piede e ottenendo però una penalità dai giudici. Furono altri i pattinatori che si cimentarono nell’esecuzione del backflip, fino a che nel 2024 non venne riammesso perché considerato un elemento coreografico e idoneo alla disciplina su ghiaccio.È proprio Ilia Malinin a riportare alle ultime Olimpiadi il salto mortale, atterrando su un piede e scatenando l’euforia dell’arena italiana.Purtroppo, però, quando ci si trova sull’alta vetta del successo è molto facile cadere, e più si è in alto più ci si fa male. Sfortunatamente il “Dio dei quadrupli” si è ritrovato a dover affrontare questa dura realtà durante la finale delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026.Malinin inizia il suo ultimo esercizio della gara non completando il suo solito quadruplo axel. Seguono una serie di elementi ben eseguiti, ma vediamo la competizione precipitare con la prima caduta su un “quadruplo lutz”, generalmente portato a casa in modo spettacolare, e subito dopo un salto doppio finito a terra.
A seguito di queste due cadute si percepisce la resa dell’atleta, che comincia a eseguire il resto dei movimenti come se fosse stanco, appare traballante sui pattini ealla fine dell’esercizio, crolla in un pianto di delusione che lo accompagna fino all’uscita dalla pista.“Ilia Malinin può perdere solo contro sé stesso”: questa è la frase detta dalle telecroniste della finale olimpica del pattinaggio di figura, ed è vero. Un campione di questo calibro ha un enorme potere che può usare sia per splendere sia per autodistruggersi. La pressione, le altissime aspettative, la sicurezza da parte di tutti di un oro hanno schiacciato il giovane, che ha dimostrato come anche i migliori eroi possano crollare.
Tuttavia, però, questo concetto appare non accettabile e normale per il suo allenatore e padre Roman Skorniakov, che vediamo agire con enorme freddezza nei confronti di suo figlio, visibilmente distrutto da quella pista che gli ha regalato soddisfazioni e grandi ferite.Le mani nei capelli e lo sguardo basso, non un abbraccio o una carezza di conforto. Questa è la reazione del campione pattinatore e allenatore Skorniakov di fronte agli errori di suo figlio, che lo guarda in attesa di una parola o di un segnale amorevole. Scena che indubbiamente ha sconvolto il pubblico, che al contrario mostra vicinanza e affetto al pattinatore, il quale spiega al “Fatto Quotidiano” quanto sia pericolosa la “troppa pressione olimpica” e che anche i grandi possono cadere di fronte a questa.Spesso ci si dimentica che anche le persone più talentuose e spettacolari sono umane e possono avvertire violentemente il peso della responsabilità e delle aspettative, talmente tanto da crollare completamente. Il Dio dei quadrupli, il Dio del ghiaccio, l’eroe del pattinaggio di figura, in realtà prima di tutto è Ilia Malinin: un ragazzo di soli ventuno anni che ha davanti a sé ancora una vita intera da cavalcare per avere la sua rivincita. Un ragazzo schiacciato da quei pochi minuti di gara che hanno visto andare in fumo giorni, mesi e anni di allenamenti e che spero e confido riuscirà a trarre da questa impattante esperienza un motivo per ricominciare