Di Chiara Pascucci
Se dovessimo chiederci quale sarebbe il vero significato delle feste natalizie, tutti risponderemmo solo una cosa: il tempo passato insieme alla nostra famiglia. Numerosi sono i cult natalizi dove, dopo innumerevoli avventure, la famiglia si riunisce e scopre in sé la propria forza e la propria pace.Nel 1994 però, Monicelli, il grande regista della commedia all’italiana,ci regala uno dei gioielli filmici più importanti del nostro cinema.Con il suo sguardo cinico, ed una capacità d’analisi sociale acuta e brillante, aveva lavorato per tutta la vita deridendo l’ipocrisia italiana, e il comportamento dell’uomo medio; ma è solo all’età di ottant’anni che prende di mira una delle istituzioni più importanti per la tradizione italiana: la famiglia. È un rischio azzardato, che si rivela però efficace.Con un soggetto di Carmine Amoroso, e la collaborazione in sceneggiatura di Suso Cecchi D’Amico e Piero De Bernardi, “Parenti Serpenti” contiene nel nome già una previsione di ciò che il film vuole raccontare.Siamo nel periodo natalizio, e una famiglia della piccola-borghesia si riunisce a Sulmona per festeggiare il periodo festivo.Quattro figli e rispettive famiglie: C’è Lina, nevrotica bibliotecaria di Teramo sposata con Michele, geometra iscritto alla Democrazia cristiana, e il loro piccolo Mauro. C’è la buona e sensibile Milena, depressa a causa della sua sterilità, e sposata con Filippo, maresciallo maggiore dell’Aeronautica militare. C’è Il fratello Alessandro, impiegato alle poste di Modena e dalle idee comuniste, con la moglie Gina, una donna snob, e con la loro figlia Monica, una ragazza pre-adolescente che sogna di fare la ballerina di “Fantastico”,ma che viene continuamente vessata dalla madre per la sua forma fisica. Ed infine c’è Alfredo, professore d’italiano di un istituto femminile privato di Como, l’unico scapolo.Ad aprire il film è proprio la voce fuori campo del piccolo Mauro, che si presta a raccontarci le proprie vacanze di Natale passate con i suoi genitori e gli zii, come da tradizione, a casa di Nonna Trieste, vecchietta arzilla, e Nonno Saverio, carabiniere in pensione affetto da una leggera demenza senile che lo fa convincere di essere ancora in servizio.La scelta di porre in rilievo il punto di vista del bambino, oltre a proporci un racconto oggettivo dei fatti, è esemplare nell’esplicare l’educazione ipocrita che l’infanzia è costretta a subire dal mondo adulto, come già De Sica aveva perfettamente mostrato nel suo “I bambini ci guardano”.Dai racconti di Mauro emergono i personaggi che popolano il paesino, con descrizioni derivanti dai pettegolezzi che i grandi portano avanti con libertà di fronte a lui. All’arrivo delle varie famiglie nel sacro focolare domestico dei nonni, i nodi sembrano quasi sùbito venire al pettine: le due sorelle, Lina e Milena, non sopportano la cognata Gina, pur mantenendo di fronte a lei un atteggiamento gentile di convenienza (che si apprestano sùbito a mutare appena la cognata esce fuori dalla stanza). Sembra quasi che tutti interpretino una parte costruita su misura, per portare avanti la recita della famiglia perfetta borghese.All’interno della famiglia però, tra le battutine acide, la corsa ai regali più belli di facciata, l’ilarità è assicurata, perché essi assumono un comportamento che ci risulta quotidiano, a cui tutti siamo abituati. Nell’interpretazione formidabile di Marina Confarone, Alessandro Haber, Monica Scattini, Cinzia Leone, ritroviamo il classico contorno di risatine, bugie e cattiverie che nella famiglia borghese fa da sfondo ai festeggiamenti natalizi.Ma tutto è sotterrato dal velo dell’ipocrisia della famiglia perfetta, che assolutamente non può essere mutato. La stessa Lina ad esempio, in verità, sente stretta la sua condizione di madre perfetta e figlia perfetta che si occupa dei genitori; per Milena invece,la tristezza della sua sterilità non dipende da un sogno materno purtroppo interrotto, ma dalla sensazione di venire meno alla figura della donna- madre in cui il concetto di famiglia tradizionale intrappola la donna. Una condizione che tutti si apprestano sempre a ricordarle con battutine neanche tanto velate, pur nascondendosi dietro il dispiacere. Ma non solo le donne sono soggette ai valori tossici borghesi, anche lo stesso Alfredo, lo scapolo di famiglia, viene continuamente beffeggiato e spinto nel cercare moglie e diventare padre. La scoperta della sua omosessualità getta un’ulteriore preoccupazione sui fratelli, che sono costretti a nascondere tutto per non rovinare la propria reputazione nel paese. Ipocrisia, sotterfugi, ali tarpate, in nome di valori malati e crudeli, e che Monicelli riteneva importante doverci mostrare.Ma gli equilibri si rompono quando i due genitori, durante la cena di Natale, annunciano di voler lasciare la casa e di volersi trasferire da uno dei quattro figli per non restare da soli in vecchiaia.È qui che le scene di grandi baci d’affetto ai genitori, il baciamano della tradizione, la venerazione e la nostalgia dei ricordi lasciano il posto alla più cruda verità: nessuno vorrebbe prendersi cura di loro.Da questo momento in poi, la finzione si interrompe, e le varie famiglie lasciano da parte le maschere per rinfacciarsi a vicenda ogni piccolo rancore nascosto, litigando per chi effettivamente dovrebbe prendersi cura dei genitori.Si scopre anche una storia clandestina tra Michele e Gina, che Milena e il marito tirano fuori per colpire Lina, che nonostante tutto, non ha la forza di lasciare il marito traditore, e che probabilmente neanche ama.Nessuna soluzione sembra risolvere i litigi: nessuno vuole ospitarli e l’ospizio metterebbe in cattiva luce la famiglia. Il grado di crudeltà si alza con i conti e le gite al cimitero nella speranza che i poveri anziani abbiano una veloce dipartita.Ma è quando al telegiornale viene annunciata un’ennesima esplosione domestica a causa di una stufa a gas mal funzionante, che il covo di parenti serpenti elabora il diabolico piano.La scena che Monicelli dirige è evocativa e senza precedenti: una panoramica riprende in primo piano i volti di tutti i componenti seduti al tavolo, che al seguito della notizia, sembrano aver avuto la stessa grande illuminazione.Sùbito dopo, nella scena successiva, gli amorevoli figli regalano una stufa a gas agli increduli genitori. Un regalo per Capodanno. La stufa viene portata in cucina, seguita da Milena e Lina che si prendono sottobraccio e che sembrano già seguire un feretro.Un regalo di morte.La risata per lo spettatore si spegne, lasciando spazio all’amarezza, al sapore acro dell’egoismo e della pura cattiveria.Mentre l’anno nuovo scatta, e i parenti serpenti sono ad un veglione a cui non sarebbero mai potuti mancare, ballando e sorridendo, il film ci mostra la casa di nonna Trieste e nonno Saverio esplodere; un’esplosione a cui nessuno fa caso con l’eco dei botti di Capodanno.Al termine del film, scopriamo che il piccolo Mauro, forse l’unico realmente legato ai nonni, sta terminando di leggere il suo tema delle vacanze davanti alla maestra. Annunciando la morte di entrambi i suoi nonni a causa di una stufa a gas difettosa, non riesce proprio a spiegarsi del perché sua madre abbia detto che fosse troppo vecchia, dal momento che gli era stata regalata da poco.Termina così tra il non detto che è fin troppo evidente, un racconto certamente iperbolico nei fatti, ma che nasconde in sé una verità amara e soprattutto innegabile, che apre le porte al lato oscuro della famiglia, luogo sacro di protezione ma anche luogo in cui si possono concentrare alcune delle più grandi forze distruttive.Il film è disponibile in streaming su Netflix e Prime Video.