“Jusant: termine nautico francese che indica una marea che si ritira”. Sono queste le parole che ci introducono all’ultima produzione di Don’t Nod e che di fatto spiegano il titolo stesso dell’opera: Jusant. Una parola che rappresenta l’emblema del mondo di gioco. Un mondo senza luogo né tempo, colpito da una misteriosa siccità che ha portato gradualmente all’abbandono della Torre, una gigantesca montagna su cui, in un tempo molto lontano, viveva il genere umano. Il nostro compito, insieme al protagonista e al suo tenero amico, è quello di scalare la Torre, scoprendone i segreti e provando a ricostruire ciò che è successo. Dove sono tutti? Cos’è accaduto alla Torre? Ma soprattutto: dov’è finita l’acqua?
Jusant: salpare per le nuvole
Il gioco si apre con una piccola sequenza introduttiva che ci mostra il nostro arrivo ai piedi della Torre. È talmente alta che scompare facilmente alla vista. In cielo, se non nei pressi della montagna, non ci sono nuvole, e il Sole domina incontrastato. A parte qualche piccolo animale e dei gabbiani l’area sembra totalmente abbandonata. Il senso di solitudine è forte, ma si respira un’aria di tranquillità. Le zone un tempo abitate ora appaiono vuote e piene di polvere. È qui che spesso troviamo delle lettere o dei documenti scritti, che di fatto costituiscono la trama di gioco. Possiamo trovare delle poesie, degli scambi di lettere e delle pagine del diario di Bianca, una ragazza che prima di noi ha intrapreso la salita verso la cima. La lore di Jusant è estremamente affascinante, ed è raccontata molto bene attraverso questi collezionabili narrativi. Certo, c’è il rischio di perdersi parte della storia se non si sta attenti, ma tendenzialmente le pagine più importanti sono sempre in bella vista lungo il sentiero principale.

Uno dei primi luoghi chiave di Jusant
Se deciderete invece di esplorare anche dei sentieri meno battuti, potrete trovare degli ometti di pietra, degli altari musicali, degli affreschi e delle conchiglie. In particolare gli ultimi due collezionabili sono molto interessanti. Gli affreschi, accompagnati da brevi poesie, raccontano storie di un mondo tanto antico quando misterioso, mentre le conchiglie permettono di riscoprire i suoni e i rumori di un tempo remoto.
Alla ricerca dell’oceano perduto
Il gameplay si struttura sulla meccanica della scalata, affidata ai tasti RT e LT (la versione giocata è quella per Xbox Series X), che corrispondono al braccio destro e sinistro. Una scelta di design molto affascinante, che trasmette molto bene le sensazioni di adrenalina e di pericolo. Un pericolo che però è solamente apparente. Non esiste il game over; i sentieri sono costeggiati da muri invisibili che impediscono di cadere nel vuoto, mentre durante le scalate il protagonista è sempre legato alla parete rocciosa.
Questo garantisce un’esperienza rilassante ma non priva di stimoli. Scalare i vari biomi della montagna è estremamente piacevole, soprattutto perché questi sono ben caratterizzati e variegati tra loro. Con il procedere dell’avventura poi scopriamo nuove opportunità ambientali che ci possono aiutare nella scalata, che di fatto non risulta mai noiosa o banale.
Una scalata non ottimizzata al meglio
Arriviamo, infine, al comparto tecnico, che purtroppo mostra il fianco a svariati problemi. La telecamera è particolarmente incerta negli spazi più ristretti, che risultano scomodi da esplorare. Il frame-rate è piuttosto instabile, con svariati cali nelle zone con un’alta densità di oggetti a schermo. Il sistema di movimento a piedi è abbastanza legnoso. Mi è capitato più volte, soprattutto nei luoghi più chiusi, di rimanere bloccato per qualche secondo. Un vero peccato, specie perché la scalata è estremamente dinamica.

Ottimo, invece, il comparto artistico. I paesaggi della Torre sono bellissimi. Ogni bioma è ben caratterizzato da un’originale palette cromatica che ne rende unici gli scorci. Ben fatto anche il sound design, che trasmette alla perfezione i rumori del vento e delle rocce. Molto belle, infine, le musiche, che accompagnano i momenti più importanti della nostra salita verso le stelle.
Insomma, Jusant è a tutti gli effetti una piccola perla, l’ennesima di un 2023 ricco di grandi opere. Peccato per qualche incertezza di troppo sul fronte tecnico, ma il gioco risulta comunque godibile e divertente. Pad alla mano, il gameplay richiama quasi quello di Death Stranding, a cui gli autori si sono dichiaratamente ispirati.
VOTO: 8 – Don’t Nod si è dimostrata nuovamente maestra nel saper proporre un’opera nuova, fresca, capace di stupire, divertire e rilassare.

