Negli ultimi anni l’industria dei videogiochi ha subito un notevole rallentamento, sia a causa della crisi di semiconduttori che della pandemia da Covid-19, che in generale ha rallentato i vari processi creativi e di sviluppo, non solo in ambito videoludico. In questo periodo abbiamo di fatto assistito a numerosi rinvii di opere anche in procinto di pubblicazione, e in generale l’industria ha visto una riduzione nella cadenza di uscite di nuovi prodotti, soprattutto su next-gen. La nona generazione di console è infatti iniziata a fine 2020, in piena pandemia e in piena crisi di semiconduttori; due fattori, questi, che ne hanno drasticamente condizionato la diffusione. Di conseguenza molte aziende, già piegate dalla situazione globale, hanno deciso di continuare a dedicarsi all’ormai passata gen, rallentando dunque il passaggio alla nuova. Abbiamo assistito infatti ad una prima fase di PlayStation 5 e Xbox Series X/S, le ultime ammiraglie di casa Sony e Microsoft, in netta continuità con PS4 e Xbox One, con molte esclusive (come ad esempio God of War Ragnarok, Horizon Forbidden West, Halo Infinite, Forza Horizon 5) presenti anche su quest’ultime console. Questo ha si permesso alle aziende di avere un’ottima base installata (soprattutto su PlayStation 4, che ad oggi conta più di 117 milioni di console), ma ha di fatto limitato l’evoluzione tecnologica, non permettendo ai titoli in questione di sfruttare al massimo i nuovi hardware.
Eppure, la situazione sta piano piano cambiando. Dopo tre anni di compromessi, nel 2023 le software house stanno iniziando a tornare a sviluppare a pieno regime, e la produzione di console non è più così dipendente dalla crisi dei semiconduttori, che ancora oggi condiziona molto il mercato PC e molti altri ancora. Ed ecco quindi che il nuovo anno si è aperto con due Remake (un rifacimento completo, da zero, del progetto originale) di pregevolissima fattura: Dead Space e Resident Evil 4. Il primo ha riproposto, con una grafica più moderna e al passo con i tempi, l’opera targata EA del 2008, ed ha permesso a molti giocatori di rivivere, o scoprire per la prima volta, gli eventi che hanno coinvolto Isaac Clarke e l’equipaggio della USG Ishimura. Un lavoro simile è stato fatto anche per Resident Evil 4, con cui Capcom ha riproposto il celebre capitolo della saga horror che nel 2005 ha fatto la storia non solo del genere, ma anche dell’intero medium, proponendo una visuale in terza persona con la telecamera posizionata dietro le spalle del protagonista. Entrambi i titoli hanno ricevuto un’ottima accoglienza sia dal pubblico che dalla critica, con una media voti su Metacritic di 89 per la produzione di EA e di 91 per quella Capcom.
A maggio è stato poi il turno di The Legend of Zelda: Tears of the Kingdom, l’esclusiva Nintendo Switch capace letteralmente di stravolgere il mercato. L’ultima avventura di Link non solo ha un Metacritic di 96/100, ma ha permesso alla casa di Kyoto di registrare ottimi risultati finanziari sia per il singolo software che per l’hardware in generale. Secondo i dati diffusi dalla stessa azienda (relativi al 30 giugno 2023), il gioco ha totalizzato oltre 18,51 milioni di copie vendute. Per quanto riguarda la console, invece, nel solo mese di giugno ha venduto in Giappone 380.000 unità, facendo segnare un incremento del 68% su base annua e registrando il miglior giugno di sempre per l’hardware ibrido (considerate che Nintendo Switch è uscita a marzo 2017, ed è dunque sul mercato da oltre sei anni); mentre per quanto concerne le vendite globali, dal primo aprile al 30 giugno Nintendo ha piazzato 3.91 milioni di Nintendo Switch. Degli ottimi risultati insomma, soprattutto se consideriamo, come detto poc’anzi, che siamo ormai al suo sesto anno, con il suo ciclo vitale che dovrebbe essere ormai praticamente terminato. L’importanza di Tears of the Kingdom va però oltre questi semplici numeri, dato che con questo capitolo Nintendo è stata capace di stupire ancora, e di rivoluzionare una formula già perfetta come quella di Breath of the Wild. Ha aggiunto un’incredibile verticalità, offrendo ai giocatori la possibilità di esplorare non solo il Regno di Hyrule, ma anche il Sottosuolo e le Isole Celesti. Ha introdotto nuovi poteri, che hanno nuovamente stravolto la concezione stessa dell’Open World. Un’Open World che è ancora più vasto, appunto, ma che rimane ricco di attività, missioni da svolgere e segreti da scoprire.
Un’opera immensa, di fatto, con cui si sono dovuti inevitabilmente scontrare i giochi usciti nel mese di giugno, che hanno compreso Diablo IV, Street Fighter 6 e Final Fantasy XVI. In particolare queste tre produzioni hanno formato un trittico molto variegato, che ha offerto agli appassionati di tutti i generi moltissime ore di gioco. Diablo IV segna il grande di ritorno della serie, con Blizzard che ha confezionato un’esperienza davvero solida, al netto, comunque, di qualche scivolone, come ad esempio la gestione della Stagione 1, che ha apportato sostanziali cambiamenti agli equilibri di gioco (salvo poi fare dietro-front con tanto di scuse del team di sviluppo). Solidità che è la parola chiave anche di Street Fighter 6, l’ultimo successo di Capcom che ha saputo portare una ventata d’aria fresca al genere dei picchiaduro. Bene anche Final Fantasy XVI, che nonostante la svolta totalmente action, con Square Enix e il director Yoshida che hanno voluto distaccarsi completamente dalle origini GDR (gioco di ruolo) della saga, ha saputo vendere tre milioni di copie nella prima settimana. Un dato che, per citare il noto analista di mercato Matt Piscatella, testimonia come il titolo “ha fatto… bene. No, non è stato il gioco più venduto in nessun ambito e no, le sue vendite non sono state un fallimento […]”. La situazione è stata, invero, abbastanza confusionaria, con le azioni di Square Enix che hanno visto un incredibile calo, in particolare in concomitanza di un report di Bloomberg che parlava di risultati ben al di sotto delle previsioni. Come ha spiegato Dave Gibson di MST Financial, però, sembra che questi numeri siano comunque nel range previsto dall’azienda, sebbene tendano al margine più basso e non a quello più alto.
Non ha incontrato invece alcuna perplessità Baldur’s Gate III, GDR basato sul celebre gioco da tavolo Dungeon & Dragons uscito su PC il 3 agosto e il 6 settembre su PS5 e in arrivo nel 2023 su Xbox Series X/S. L’opera di Larian Studios, in realtà, è uscita nel 2020 in accesso anticipato, con la possibilità di giocare solamente il primo dei tre atti. Già in fase di Early Access aveva riscosso un discreto successo, vendendo oltre 2.5 milioni di copie. Dei numeri molto buoni, specie se consideriamo che il genere di Baldur’s Gate è tendenzialmente di nicchia. Eppure, questo non sembra aver fermato il gioco, che una volta uscito nella sua forma completa ha stabilito record su record. Stando ad un dato emerso dall’ambasciata del Belgio in Cina (Larian Studios è uno studio belga) e visibile anche sul portale cinese Weibo.com, il gioco avrebbe venduto, al 16 agosto, 5.2 milioni di copie su Steam. Il titolo ha inoltre dato vita ad un notevole “scontro” con Hogwarts Legacy, altro peso massimo per quanto riguarda le vendite in questo 2023, in particolare per il numero di giocatori contemporanei su Steam. Il gioco di Avalanche Software, uscito a febbraio 2023, detiene infatti il record per il numero di utenti attivi in contemporanea, che ha visto un picco di 879.308. Da allora nessun nuovo gioco sulla piattaforma di Valve ha saputo fare meglio. E, in verità, nemmeno Baldur’s Gate III ce l’ha fatta, anche se ci è andato davvero molto vicino, raggiungendo per ora un massimo di 875.343 utenti. Un entusiasmo generale che sembra essere contagioso, visto che il gioco ha riscosso un incredibile successo anche su PlayStation 5, dove di solito il genere non è molto apprezzato per via della complessità dei comandi e delle meccaniche di combattimento a turni.
Lo stesso giorno della versione PS5 di Baldur’s Gate III è uscito invece su Xbox Series X/S e PC Starfield. L’attesa esclusiva Bethesda, che rappresenta di fatto la prima nuova proprietà intellettuale dell’azienda dopo 25 anni, ha riscosso un incredibile successo, soprattutto grazie al Game Pass. A pochi giorni dal lancio, infatti, favorito anche da un’ottima fase di accesso anticipato, il gioco di ruolo sci-fi ha raggiunto i 6 milioni di giocatori complessivi.
Insomma, dopo un biennio fatto di compromessi e rinvii, la situazione sta finalmente tornando alla normalità. Certo, alcuni team faticano ancora ad abbandonare la scorsa generazione, ma nei prossimi mesi le cose dovrebbero migliorare. Ci aspettano infatti titoli come Alan Wake II, Marvel’s Spider-Man 2, Forza Motorsport, Lords of the Fallen e Avatar: Frontiers of Pandora, giusto per citarne alcuni in arrivo solo su console di attuale generazione e PC. Se consideriamo invece anche le produzioni cross-gen possiamo trovare Assassin’s Creed Mirage, Sonic Supestars e Like a Dragon Gaiden: the Man Who Erased his Name. Non dimentichiamoci poi delle esclusive Nintendo, come Super Mario Bros. Wonder e Super Mario RPG.
Già da ora possiamo quindi affermare che questo è davvero un ottimo anno per l’industria, che sta finalmente superando i problemi della pandemia. Si, probabilmente le cose non torneranno mai più come prima, ma per certi versi è normale che sia così. D’altronde quello dei videogiochi è un medium in costante evoluzione. In particolare, nell’ultimo periodo ad essere cambiato più di tutti è forse l’approccio alle produzioni AAA, che anche a causa dei cicli produttivi sempre più lunghi ora non possono più permettersi di sbagliare. Così molte aziende, anche quelle più grandi, come Sony PlayStation o Ubisoft, stanno inseguendo il modello dei game as a service (gaas). Per chi non lo sapesse si tratta di un genere che comprende opere prevalentemente multigiocatore, free to play o a pagamento, che hanno il potenziale di far guadagnare con costanza grazie alle microtransazioni (gli acquisti in-game, di solito disponibili all’interno di shop dedicati). Molti videogiocatori non stanno apprezzando questa deriva presa da alcune software house, specie in ottica PlayStation, che in passato ha abituato gli utenti a maestosi giochi in single player (come The Last of Us, God of War, Uncharted, Days Gone, Horizon Zero Dawn, ecc.). Un altro caso noto è quello di Rocksteady Studios, celebre per la trilogia di Arkham legata al Cavaliere Oscuro, che al momento è al lavoro su Suicide Squad: Kill the Justice League, un titolo multiplayer che sta affrontando uno sviluppo travagliato, con i primi concept risalenti addirittura al 2010. Una parte del problema è proprio questa. Come detto in apertura, negli ultimi anni i cicli produttivi sono diventati sempre più lunghi, specie per i AAA, che di conseguenza non possono permettersi di fallire, ma che soprattutto hanno la necessità di far guadagnare alle software house, che così possono continuare a produrre nuovi progetti. È per questo che molte aziende stanno virando per i gaas. Ma il futuro del gaming sarà quindi fatto solamente di giochi free to play in multigiocatore con un forte incentivo alle microtransazioni?
Ovviamente nessuno ha la sfera di cristallo, e come ci hanno insegnato questi ultimi anni, non ci sono previsioni che tengano per quanto riguarda i generi videoludici. Quello che personalmente posso dire, però, è che non penso che la situazione sia così drastica. Questo 2023 d’altronde può essere una buona cartina tornasole. Nonostante molte aziende stanno virando per questi nuovi modelli di business, con altre che puntano invece sulla riproposizione di vecchie opere passate con lavori svolti con più o meno pigrizia (basti pensare alla differenza tra il Remake del primo The Last of Us uscito lo scorso settembre e il recente port di Red Dead Redemptiom), infatti, sono ancora presenti sul mercato moltissimi titoli “tradizionali”, capaci di offrire qualcosa di concretamente nuovo. Giochi come Diablo IV, inoltre, sono la dimostrazione che, se un gioco è fatto bene, non importa che sia un game as a service o meno. Quello che conta, alla fine, è sempre la qualità del prodotto. A volte poi questi progetti servono alle aziende per avere il budget necessario per i loro giochi più grandi. È quello che spero, per esempio, per la serie di The Last of Us, con Naughty Dog che sta lavorando anche ad un capitolo multiplayer, noto per ora solamente come “Fazioni”.
Il 2023 è dunque un anno di rinascita per l’industria videoludica. Un punto di ripartenza, da cui crescere ed evolversi ancora e ancora. In questi mesi sono usciti e usciranno molti titoli di qualità, che meritano e meriteranno di essere quantomeno provati, sia che voi siate degli appassionati di lunga data sia che siate dei neofiti. Quello dei videogiochi è un mondo che, soprattutto negli ultimi anni, è cresciuto talmente tanto da offrire qualcosa a tutti, indipendentemente dal fatto che preferiate essere dei pirati spaziali, degli allenatori di calcio o dei super soldati.