Sempre più studenti, nella ricerca di un alloggio, si ritrovano catapultati nella concorrenza del mercato degli affitti brevi, con l’effetto di venire scalzati dai turisti che ne usufruiscono. Un contesto alimentato dall’assenza di intervento pubblico e la scarsa applicazione di canoni concordati, le cui agevolazioni fiscali previste sono meno attrattive rispetto a quanto può concedere il libero mercato. I proprietari di abitazioni trovano più redditizio destinare i propri immobili alle piattaforme che gestiscono l’offerta di locazione turistica, una delle ragioni è dovuta alla possibilità di concentrare entrate maggiori in tempi inferiori rispetto a un contratto di media o lunga durata. Il problema è considerevolmente ampio, i giorni successivi il propagarsi della protesta degli studenti, che li ha visti accamparsi nelle tende, prima a Milano e successivamente nelle altre città frequentate da studenti fuorisede, l’osservatorio di Immobiliare.it Insights, rilevava aumenti dei costi in ognuna di esse, i canoni sono aumentati dell’1,3% da marzo ad aprile 2023 e di quasi il 6% rispetto al 2022. In un anno sono cresciuti del 10,8% a Milano arrivando fino a 628 euro, del 17,8% a Bologna dove un affitto può costare 467 euro, 4,9% a Roma, che è la terza città più cara, dove si spendono circa 450 euro. Non suscita speranza nemmeno il fronte PNRR, che dovrebbe incrementare la disponibilità di posti per fuorisede di 60.000 unità, con una quota destinata ai bandi per il diritto allo studio, almeno nelle intenzioni. Il piano prevede una collaborazione tra settore pubblico e privato, con il primo che si fa carico della totalità dei costi, ma la gestione e i conseguenti profitti saranno appannaggio dei secondi. La questione dei profitti assume rilevante importanza, in quanto tale concetto difficilmente può coesistere con l’altro obbiettivo dell’intervento, la salvaguardia del diritto allo studio e all’abitazione degli studenti, l’assenza di qualunque vincolo di canone o di destinazione alle graduatorie per il diritto allo studio lascia intendere la strada intrapresa. Il testo del PNRR prevede uno stanziamento di 960 milioni di euro per raggiungere l’obiettivo di passare dagli attuali 40.000 alloggi per studenti fuorisede a 100.000 entro il 2026. Una ricerca di Unione degli universitari ha cercato di indagare sul funzionamento del piano, in particolare nella sua prima fase, che ha visto un finanziamento di 300 milioni andato per due terzi a privati, con un primo target da raggiungere di 7.500 posti, vedendo modificarsi, nei vari avvisi ministeriali che si sono susseguiti, dapprima le clausole di “obbligatorietà” sulla destinazione, divenute “priorità”, ma anche gli stessi principi di realizzazione e creazione di nuovi posti, sono trattati come più generiche acquisizioni e posti letto aggiuntivi. L’indagine, infatti, scopre che su 9.179 posti finanziati dal PNRR, non più di 4.350 saranno effettivamente nuovi, mentre i restanti posti prevedono finanziamenti per l’acquisizione di residenze che in realtà erano state realizzate già prima, ovvero, senza bisogno del PNRR. Mentre la seconda fase del piano prevede la costituzione di un fondo housing universitario da 660 milioni, rivolto a tutti gli operatori economici, sia pubblici che privati, ma con evidente sbilanciamento verso i secondi, date le logiche mercatiste che orientano il progetto, applicando a una quota del 20% delle realizzazioni alla destinazione per il diritto allo studio, valore di per se già irrisorio, ma che lascia ulteriori margini di manovra agli operatori, a cui si vedono applicare una clausola non di obbligatorietà, ma di priorità, con la possibilità quindi di derogarne qualora non si presentassero determinate necessità. L’Unione degli universitari nella stessa ricerca avanza alcune proposte con il proposito di orientare il piano a mettere al centro della sua realizzazione concreti benefici per gli studenti, innanzitutto con l’immissione di fondi aggiuntivi a quelli già stanziati, che rendano maggiormente rilevante il ruolo della componente pubblica. Dopodiché è necessario stabilire che i posti letto siano realmente nuovi, non rilevando posti esistenti in precedenza aggiuntivi a quelli già censiti nelle graduatorie, in quanto solo un reale incremento delle disponibilità consente di assorbire la domanda. Definire delle clausole che impegnano una parte consistente degli alloggi che verranno realizzati alle graduatorie di Diritto allo studio, effettuando un monitoraggio costante che garantisca la trasparenza dell’uso delle risorse del PNRR e delle procedure di assegnazione.
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