Di Lodovica Pacifici
Nel 1990, esce colei che ha cambiato completamente la storia delle serie tv, si chiama Twin Peaks. Twin Peaks non è il classico programma che si vedeva in televisione a quell’epoca. In precedenza eravamo abituati a vedere “soap-opera” o “telefilm”, che avevano una durata ben più lunga di quelle che circolano adesso e che ogni episodio aveva un suo nucleo narrativo. Twin Peaks cambiò questo modo di vedere la serie tv: in Twin Peaks c’è un mistero, e questo mistero non si conclude con un episodio; anzi, esso si espande sempre di più. È grazie a Twin Peaks che verranno fuori altri capolavori che hanno al proprio centro un mistero che persiste nel corso delle stagioni che si susseguono, come Lost oppure X-Files. Parlare di questa serie adesso può sembrare sia semplice che difficile allo stesso tempo: dopotutto questo sarà stato l’intento basilare di David Lynch quando l’ha concepita. In Italia, era stata introdotta da Mike Bongiorno con la domanda “Chi ha ucciso Laura Palmer?” . A questo proposito viene da chiedersi, chi era Laura Palmer? Lei è il personaggio-chiave che dà inizio a questa storia. Il pilot (un episodio che ha una durata circa di 110 minuti) inizia con delle inquadrature su questo paesaggio boschivo, al confine tra gli Stati Uniti D’America e il Canada. In seguito, vediamo un fiume che scorre, con a riva un telo di plastica. Vediamo un personaggio, che poi scopriremo essere Pete Martell (Jack Nance), che giunge a vedere cosa si nasconde dentro a questo misterioso telo : un corpo, il cadavere della diciassettenne Laura Palmer. Da qui inizia il mistero, l’annuncio della morte di questa “dolce ragazza” di cui tutti avevano buona memoria, ricordandola sempre con il suo splendido sorriso e la sua gentilezza. Quando è stata ritrovata Laura non rideva, il suo corpo ormai di ghiaccio, lasciava trasparire una freddezza austera dovuta chissà a quale abuso prima di perdere coscienza. E infatti, non è tutto oro ciò che luccica e questo anche la stessa Laura lo sapeva, con un macigno sul suo petto che la tormentava dall’età di dodici anni e che non la lascerà nemmeno durante la sua morte.
Il fenomeno di questa serie fu diffuso ovunque. Si parlava dappertutto di quel folle genio che aveva diretto il film con la figlia di Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, Velluto Blu e quell’altro film fantascientifico, un fiasco al botteghino, prodotto da Dino De Laurentiis chiamato Dune. Dopo l’esperienza di Dune, il nostro amato genio voleva lasciare tutto, ma c’era ancora della gente che aveva fiducia in lui. Uno di questi era sicuramente Kyle MacLachlan, che lo aveva seguito sia in Velluto Blu che in Dune come protagonista e che sarà anche qui, uno dei protagonisti centrali che cercherà di risolvere il mistero nei panni dell’agente dell’FBI Dale Cooper.
Ma questa serie non è stata ideata solo dal maestro Lynch, ma anche da Mark Frost, che ha aiutato Lynch a scrivere la sceneggiatura e che ha continuato anche quando Lynch lasciò il progetto, dalla metà della seconda stagione. Lynch ritornerà al progetto in due momenti fondamentali: per il film/prequel Twin Peaks: Fuoco cammina con me, nel 1992, e in Twin Peaks: The Return, la serie-evento realizzata ventisette anni dopo, nel 2017.
La serie parla, oltre che della morte di questa giovane ragazza, anche della città in cui viveva, chiamata proprio Twin Peaks, anch’essa intrisa di misteri che sembrano nascondersi all’interno di una piccola cittadina dei sobborghi americani, tipici delle commedie romantiche oppure dei melodramma girati tra gli anni ‘50 e ‘60. Per raccontare questi eventi, la serie riprende lo stile classico delle soap operas dell’epoca, aggiungendoci gli elementi tipici del giallo. Gli stessi eventi che avverranno nella serie, vengono anticipati in una sorta di mise-en-abyme, attraverso l’uso della fittizia soap opera che vedono gli abitanti della cittadina chiamata Invitation To Love. Questo stesso espediente veniva già annunciato in Velluto Blu.
D’altro canto, Twin Peaks non è solo mistero legato al genere crime, è anche vicino al misticismo. Questo è evidente in tutta la serie: dall’uso dei sogni e al misticismo tibetano di Dale Cooper (Kyle MacLachlan) per risolvere il mistero dell’assassinio della giovane Palmer fino alla presenza essenziale della Loggia Nera e Bianca, elementi chiave delle credenze mistiche delle popolazioni native su cui si fonda la piccola cittadina dello stato di Washington.
Non solo, troviamo la filosofia alla base di questa serie: il Male e chi lo ha creato. Il mistero risiede in questo: chi è che ha potuto fare così male ad una giovane ragazza, dall’aspetto dolce e sereno, la tipica “fidanzata d’America”, che aveva ancora tanti anni davanti a sè, a tal punto da ucciderla? Nel mentre che ci accompagnano a scoprire la realtà di questa cittadina e alla scoperta della vita attorno a Laura, ci sono Angelo Badalamenti con la sua colonna sonora, piena di note che portano verso una dimensione-altra, spesso accompagnato dalla voce angelica di Julee Cruise, che intrattiene i ragazzi di Twin Peaks al locale The Roadhouse.
Ovviamente avrei potuto scrivere per ore di quello che viene trattato in Twin Peaks ma non vorrei dilungarmi oltre per non spoilerare, anche se credo che sia molto difficile spoilerare una serie del genere…
Spero di avervi incuriosito se non l’avete mai vista, oppure di avervi fatto venire nostalgia da fare un bel rewatch!
Per entrambe le opzioni vi invito a vedere il 16 aprile alle 17:00 al DAMS (Via Ostiense 139, aula 3) l’episodio pilota di questa meravigliosa serie, con una presentazione fatta da me e a seguire un dibattito 😉