Di Giulia Falasca
Negli ultimi giorni è diventato virale un video in cui il noto youtuber Simone Ruzzi, aka Cicalone, è stato aggredito da un gruppo di borseggiatori alla fermata della metro Ottaviano, a Roma.
I messaggi di supporto al creator non sono arrivati solo dai suoi iscritti, ma anche da vari esponenti politici, da Emilio Borrelli (AVS) a Matteo Salvini (Lega). Non è la prima volta che le vicende di Cicalone irrompono nel quadro politico, i suoi video, da un certo momento in poi, sono diventati veri e propri manifesti. Basti pensare a uno dei nuovi provvedimenti del ddl Sicurezza che prevede un inasprimento delle pene per chi commette reati “a bordo treno o nelle aree interne delle stazioni ferroviarie e delle relative aree adiacenti” (Il Foglio, 13 settembre 2024) ed è stato battezzato da moltissime testate giornalistiche “norma Cicalone”. Ma che tipo di video fa Cicalone? E siamo sicuri che questo legame con la politica sia sano e privo di pericoli? Simone Ruzzi inizia ad acquisire un discreto seguito su YouTube con il format “Quartieri criminali”, in cui mostrava il degrado di varie zone di Roma.
Da marzo 2023 il cavallo di battaglia del canale diventa un altro: la documentazione dei borseggi sulle metro. Ma Simone non si ferma alla mera documentazione. Lo youtuber, accompagnato da alcuni pugili professionisti come lui, individua, segue e cerca di portare i presunti ladri alle forze dell’ordine. I metodi che utilizza sono di tipo coercitivo: a volte si tratta di inseguimenti e intimidazioni ma spesso lo youtuber arriva a fare uso della forza fisica. Tale modalità “documentaristica” (se così si può chiamare) è il punto cruciale della questione, che ha portato l’opinione pubblica a dividersi tra chi sostiene che Cicalone e il suo gruppo non facciano altro che squadrismo, a maggior ragione considerando che non hanno alcun ruolo istituzionale, e c’è chi invece vede in lui una sorta di giustiziere, che interviene laddove lo Stato è assente.
Dal momento in cui in questo dibattito entrano in gioco concetti come quello di Stato, diritto e istituzioni è bene fare chiarezza sulla legittimazione formale delle modalità coercitive di Simone Ruzzi. Pietra miliare dello Stato è il contratto sociale. Questo patto prevede innanzitutto la rinuncia dell’uso della forza da parte di ogni cittadino, rendendo lo Stato l’unico detentore di tale potere. In tal modo, arriviamo a due conseguenze positive: la coercizione viene legittimata al solo scopo di tutelare i diritti dei cittadini e di salvaguardare la pace sociale, e in secondo luogo l’utilizzo della forza non è più libero e incontrollato, bensì regolato dal diritto. Venire meno al patto sociale significa tornare alla giustizia privata, al caos totale. In contrasto con tutto ciò, i rappresentanti del nostro Stato legittimano il modus operandi di Cicalone: non solo non viene mosso alcun provvedimento legale laddove lo youtuber, filmando tutto, mostra l’uso della spada individuale, ma addirittura vengono giustificati ed elogiati, sui social e nei vari salotti televisivi, i suddetti interventi. Il consenso politico del metodo fai-da-te di Simone Ruzzi è talmente forte che diversi dei suoi video sui borseggi sono stati girati con la collaborazione diretta dei politici stessi, come il generale Vannacci (Lega) e la deputata Marianna Ricciardi (M5S). Insomma, una dimostrazione di totale approvazione da parte delle istituzioni. Come ho accennato poco fa, molto spesso la faccenda “Cicalone” è stata affrontata in diversi talk show; in una puntata dell’Aria che tira, puntata del 3 luglio 2024 reperibile sul sito di La7, Vittorio Sgarbi dice «Quello che ho sentito, il modo di stoppare, di prendere, di allontanare, è semplicemente difendere. Il cittadino ha il dovere che lo stato lo difenda, e quelli che fanno lo stato, sono lo stato anche loro perché difendono. Quindi questa funzione di supplenza è il modo con cui persone come il Cicalone contribuiscono a fare quello che lo Stato dovrebbe fare, darci una condizione di garanzia di vita». Nella stessa puntata la deputata Marianna Ricciardi, a testimonianza di ciò a cui ha assistito con Simone Ruzzi, afferma «Credo che il lavoro di Cicalone e del suo gruppo, di denuncia di quello che accade nella metropolitana e nelle situazioni di degrado, sia fondamentale», discorso che continua con una critica rivolta all’insufficiente presenza delle forze dell’ordine. In entrambi i casi, così come per quanto riguarda la collaborazione video tra i politici e Cicalone, i nostri rappresentati politici, coloro i quali rappresentano massimamente l’apparato statale, riconoscono un problema i cui responsabili sono loro, le istituzioni, ma ritengono giustificato l’intervento dei cittadini laddove lo Stato, quindi loro, fallisce. Una situazione paradossale, in cui quindi lo Stato si delegittima riaffidando la spada individuale ai cittadini. Simone Ruzzi è un cittadino qualunque, e questo lo sappiamo tutti: lo sa Sgarbi, lo sa Vannacci, lo sa Ricciardi, ma soprattutto lo sanno i suoi iscritti e chi ascolta le varie disquisizioni in tv. Ciò vuol dire che se Simone Ruzzi è giustificato a utilizzare la violenza allora, laddove riteniamo esserci delle ingiustizie, lo siamo tutti: è ciò che, consapevolmente o meno, ci sta dicendo lo Stato. Un ritorno allo stato di natura, in cui la violenza non è controllata, e in cui l’unica guida è la morale, dunque i giudizi personali e soggettivi: se fai qualcosa che non mi sta bene, anche se credi di stare nel giusto, sono autorizzato a utilizzare la forza.Il punto più importante della questione, dal mio punto di vista, è quello che ho affrontato finora: la legittimazione della giustizia privata. Ora, vorrei concludere quest’articolo affrontando un altro aspetto del fenomeno “Cicalone”: l’aiuto concreto che lo youtuber dà alla città di Roma. Ho trovato online una riflessione molto calzante in merito, che riporterò a breve. L’autore del discorso muove delle riflessioni critiche nei confronti di Vittorio Brumotti, inviato di Striscia la Notizia, il cui scopo dei suoi servizi e le modalità “documentaristiche” sono simili a quelle di Cicalone. Infatti, Vittorio Brumotti tenta di ridurre il mercato della droga facendo il giro delle piazze più coinvolte, come Quarticciolo e Tor Bella Monaca, e l’obiettivo è quello di individuare gli spacciatori, denunciarli, e fargli buttare le dosi. Il parallelismo tra Simone Ruzzi e Vittorio Brumotti è chiaro e abbastanza lampante: due cittadini comuni che vogliono fare “giustizia” laddove le istituzioni sono manchevoli. Sia lo spaccio che i furti, in particolare quelli sulle metro, nella maggior parte dei casi non sono fenomeni isolati e indipendenti, ma parti di organizzazioni molto più grandi, i cui criminali che sia Brumotti che Cicalone individuano non sono altro che ingranaggi di una grande macchina. Fatte queste premesse riporto alcuni stralci della riflessione a cui ho accennato poco fa. La critica viene mossa in seguito a un aggressione di alcuni spacciatori ai danni di Brumotti, esattamente ciò che è successo recentemente a Cicalone: «In questo servizio si fanno vedere certi problemi, ma non c’è la volontà di capire perché ci sono questi problemi (Riferimento a un servizio di Brumotti girato a Rozzano) […] lui a Rozzano evidenzia la presenza di ragazzini, perciò gente con meno di 18 anni, anche con meno di 16 in alcuni casi, che stanno lì sulla piazza a vendere sostanza come fosse un evento eccezionale […] qual è il problema? (mostra l’intervista di un ragazzo che spacciava e che spiega il suo complicato contesto familiare) ragazzini abbandonati a loro stessi, ragazzini con i genitori problematici, ragazzini senza soldi, ragazzini in situazioni drammatiche: affidamenti, carceri minorile, vita di strada e persone che si impegnano anche ad aiutarli: associazioni, altri cittadini eccetera. Ma il problema non è il ragazzino che stava lì con tantissime dosi di sostanza, il problema è che quando fermo un ragazzino che ha questa sostanza non è che inseguendolo con la bicicletta, facendolo scappare, facendogli buttare la sostanza per aria ho risolto il problema. […] Alla fine del servizio i ragazzini non è che si sono pentiti o si sono spaventati […] questo perché non hai risolto nulla, cioè così facendo, prendendo non l’ultima ruota del carro, l’ultimo ragazzino della piazza [..] dietro c’è un organizzazione molto più grande […] non devi correre dietro ai piccoli spacciatori, dovresti parlare con i piccoli spacciatori per capire qual è il problema che fa sì che ci siano tante nuove leve all’interno dello spaccio perché se uno parlasse con sti ragazzini […] emergono tutta una serie di problemi che se non fossero presenti in origine sicuramente il fenomeno potrebbe essere arginato, cioè il fenomeno di gente che viene presa da ragazzino, messa in mezzo alla strada e da lì diventano venditori, diventano criminali, e pian piano nel tempo entreranno in quel meccanismo perfetto che è la criminalità. […] Bisogna intervenire a livello sociale, non a livello di Batman e Robin in bicicletta. […] Non esiste “Brumotti è stato menato”, esiste: qua succede questo, qua succede quello, cosa possono fare le istituzioni?». Il discorso integrale lo trovate sul canale YouTube di Cicalone, datato 24 aprile 2021.