di Chiara Pascucci
Due uomini siedono su una piccola panchina in un giardino.Si stanno raccontando storie di fantasmi; all’improvviso, una figura si avvicina lenta, camminando piano, con lo sguardo rivolto di fronte a sé.Ha il passo delicato, sembra quasi che stia fluttuando. È una donna, bellissima, coperta da un lungo vestito bianco. Uno degli uomini, il più giovane, la guarda incantato, affermando che quella sia la donna di cui è innamorato.
La sua apparizione gli riporta un fatto alla mente: l’incredibile vicenda vissuta tempo prima nel loro paese di nascita, Holstenwall in Germania, con l’arrivo dello strambo dottor Caligari.Questo non è l’incipit di una fiaba, ma è l’inizio di uno dei più grandi film della storia del cinema muto: “Il gabinetto del dottor Caligari”, 1920. Realizzato in Germania e scritto da Hans Janowitz e Carl Mayer, con la regia di Robert Weine, è una delle pietre miliari del cinema espressionista, movimento cinematografico diffuso negli anni ‘20-‘30 del Novecento in Germania.Non è soltanto uno dei film più analizzati dalla critica cinematografica, ma è soprattutto un’opera complessa e un film coinvolgente. Spesso i film muti vengono dimenticati, ma essi conoscono un grado di fascinazione elevatissimo, poiché manifestano il dispositivo cinematografico nella sua purezza e nel suo significato più profondo: quello del movimento.Perciò, dopo l’inizio di cui ho accennato poco prima, il giovane protagonista che scopriamo chiamarsi Francis, comincia il suo racconto, dando vita a quello che sarà per tutto il film un lunghissimo flashback.Si aziona un meccanismo narrativo a “matrioska”, nel quale la narrazione della vicenda è inserita nella narrazione di Francis.Il paese di Holestenwall è in fermento per i preparativi della grande fiera. Una figura ambigua, ricurva, coperta da un lungo mantello nero e un cappello, si muove tra le strade del paese con il suo bastone. È il dottor Caligari. Si reca presso gli uffici che si occupano dell’organizzazione dell’evento, e dopo aver avuto a che fare con un segretario scortese, chiede il permesso di poter presentare la propria attrazione alla fiera.Quella stessa notte il segretario scortese verrà misteriosamente pugnalato nel suo letto.Per cercare di comprendere però l’atmosfera che il film regala, è necessario concentrarsi sulle scenografie: caratteristica peculiare dei film espressionisti è la presenza di una scenografia alterata e disturbante, in particolare: l’uso di linee oblique, le proporzioni tra oggetti e persone alterate e le macchie di colore nero.
I film venivano sempre girati in studio, per la possibilità di ricostruire interi paesaggi e interni. In particolare “Il gabinetto del dottor Caligari” presenta una scenografia fortemente antigeometrica, antinaturalistica, con ghirigori decorativi distorti. Lo stesso Caligari a cui il film riserva molti primi piani tramite l’uso del mascherino rotondo (un oggetto sagomato che si pone davanti alla cinepresa, e che permette di rendere visibile solo quella parte d’immagine racchiusa nella forma) presenta un trucco fortemente inquietante, con occhi e viso marcati dal colore nero. Sembra quasi che il luogo respiri l’ambiguità di questo nuovo personaggio, ma qualcosa di più profondo verrà alla luce solo verso la fine del film.Francis perciò, si dà appuntamento con il suo amico Alan. Insieme visitano la fiera, e si trovano di fronte alla nuova attrazione del dottor Caligari.Un cartello riproduce l’immagine di una sagoma scura, quella di un uomo; la sua attrazione consiste in un sonnambulo, di nome Cesare, che egli tiene addormentato in una cassa, e che può svegliarsi solo sotto il suo comando; Sostiene che Cesare sia in grado di prevedere il futuro, ma che conosca anche tutto il passato.
La sequenza di presentazione di Cesare è forse la più famosa: un primo piano riprende il volto emaciato, pallido, con gli occhi e la bocca truccati di nero come i capelli corvini schiacciati. La figura è inquietante, e spaventa ma allo stesso tempo attrae il pubblico a sé.Alan, l’amico di Francis, è il primo a voler chiedere una predizione.Cesare apre gli occhi ed Alan pone la fatidica domanda:«Quanto tempo vivrò?»Cesare lapidario pronuncia«Fino all’alba di domani».Durante il tragitto di ritorno, i due amici sono turbati, ma vengono distratti dalla figura minuta di Jane, la donna che entrambi amano.La notte scende sul paese; un’inquadratura ci mostra il povero Alan addormentato nel suo enorme letto.
All’improvviso un’ ombra appare sul muro. Alan si sveglia impaurito, pone le mani in avanti per difendersi, ma l’ombra tira fuori un pugnale affilato e lo accoltella.Le ombre forse sono un altro elemento fondamentale da considerare; l’Espressionismo gioca con esse, e le ombre non sono solo fisiche ma automaticamente si gettano sull’intera storia narrata.Quando Francis scopre della morte dell’amico, addolorato, individua subito in Cesare il colpevole. Giunto con la polizia nella cabina del dottor Caligari però, le accuse si rivelano infondate, poiché Cesare risulta trovarsi inerme nella sua postazione di sempre. Le accuse ricadono su un bandito, che tenta di uccidere un’anziana con un pugnale affilato, ma che al dunque confessa di non essere l’autore degli omicidi precedenti, e di essersi servito delle stesse modalità del misterioso omicida nella speranza di non essere scoperto.Intanto Jane, sconvolta per la morte di Alan, e preoccupata per il padre che non vede rincasare, decide di uscire a cercarlo. Giunta alla fiera si imbatte per la prima volta in Caligari e scappa spaventata una volta che il dottore le mostra il sonnambulo Cesare. Ma ormai il mostro ha in mente la prossima vittima.Nella notte la figura di Cesare, visibile per la prima volta, striscia attaccato ai muri del paese, longilineo e silenzioso. Entra dalla finestra di Jane, che è distesa nel suo letto avvolta dalle lenzuola bianche.La figura di Jane è quasi eterea mentre giace su questo letto con le sue vesti, anch’esse bianche, che si mescolano alle coperte.Cesare è pronto ad ucciderla, ma di fronte alla donna ci ripensa, e proietta su di lei un desiderio romantico.
La rapisce, ma viene scoperto, e la folla lo insegue. Jane viene salvata, ma lui stremato cade da un dirupo e muore.Nel mentre Francis, rimasto a sorvegliare la figura di Cesare nella cabina, una volta saputo del tentato rapimento, non riesce a spiegarsi come il sonnambulo possa essersi sdoppiato.Si scopre infatti che Caligari era solito sostituire il vero Cesare con un suo fantoccio di stoffa, per permettere al sonnambulo di compiere i propri omicidi senza essere scoperto.La storia si carica di uno degli elementi che secondo Freud genera il Perturbante: il doppio, che ritornerà ancora una volta successivamente ma in una veste diversa. Caligari scappa e si rifugia in un manicomio dove egli stesso ne è il direttore. Francis è sconvolto, e dopo averlo pedinato, nello studio del dottore scopre il suo diario personale, nel quale racconta la verità sul suo piano malvagio; la narrazione a “matrioska” è triplicata con la visione dei fatti dal punto di vista del direttore del manicomio; egli infatti, aveva scoperto l’esistenza di un medico italiano, di nome Caligari, che nel 1703 aveva condotto un esperimento su un sonnambulo, provando che esso nello stato inconscio era in grado di portare a termine atti atroci che in stato di veglia non avrebbe mai compiuto. È qui che inizia l’ossessione del direttore: meravigliosa la sequenza in cui barcolla nel delirio, mentre intorno, nell’inquadratura, le parole che aveva letto poco prima nei suoi libri sembrano accerchiarlo.
Esse sono la manifestazione della mente, dell’ossessione, che lo porta piano piano a convincersi di essere lui stesso il dottor Caligari. Con l’arrivo del sonnambulo Cesare, può mettere in atto il suo piano.Scoperta la verità e ritrovato il cadavere di Cesare, il direttore/Caligari viene internato, rinchiuso nel suo stesso manicomio.Il racconto della vicenda termina, e ritorniamo nel giardino in cui avevamo lasciato Francis a raccontare la sua storia.Qualcosa è cambiato: la scenografia non presenta più linee oblique e sproporzioni.Scopriamo infatti che ci troviamo ancora dentro il manicomio, proprio quello di cui Caligari era direttore. Ritroviamo Cesare, la bella Jane, ma non solo, anche Caligari stesso. Francis infatti terrorizzato da lui ,nel vederlo è in preda ad una crisi, che viene sedata con l’utilizzo di una camicia di forza. In realtà l’uomo è il vero direttore della clinica, che comprendendo come il paziente sia ormai convinto che lui sia il vero mistico Caligari, afferma di aver finalmente capito come curarlo.Francis quindi, non è altro che un paziente del manicomio, così come tutti gli altri personaggi, e la storia raccontata si rivela essere frutto della sua fantasia.Le scenografie riprendevano la mente e il punto di vista di un malato mentale; la vicenda era raccontata attraverso gli occhi di Francis, esplicitata anche attraverso la presenza delle molte soggettive.Il doppio del fantoccio di Cesare ritorna in tutti i personaggi, i quali ormai possiedono due vite distinte: quella nella mente di Francis, e quella della realtà oggettiva. Nonostante questo però, il film non può essere ridotto ad una semplice allucinazione.
L’ambiguità dei luoghi riflette l’ambiguità della verità. Niente sembra infatti convincere lo spettatore che la malattia di Francis sia l’unica spiegazione possibile; rimane un’ombra, un dubbio, il sospetto che in realtà il direttore sia davvero lo spietato mandante degli assassinii.Il film proietta un’oggettività che però è impossibile afferrare, di cui è impossibile esserne convinti fino in fondo.Kracauer nel suo saggio “ Da Caligari a Hitler: una storia psicologica del cinema tedesco” riporta la testimonianza dei due sceneggiatori del film, che mettono in luce un aspetto interessante: nella stesura originale della storia, la follia di Caligari sarebbe dovuta essere reale; il loro obiettivo era quello di scagliare una feroce critica nei confronti delle istituzioni, della loro bestialità: non è strano, nell’aria si avvertiva già l’avvento del Nazismo. Fu il regista Weine però, a scegliere di modificare la storia, rendendola l’invenzione di un malato mentale. Perciò alla sua nascita, il film era già destinato a possedere dentro di sé il carattere dell’ambiguità, del non detto, di un messaggio celato e di una critica censurata.
Durante questo Halloween, per chi volesse entrare e conoscere il mondo di Caligari, il film è disponibile su Youtube. Ma attenzione, qualsiasi risposta è quella sbagliata.