Di Chiara Pascucci
Roma è vuota; i silenzi circondano le strade, il leggero vento che muove le foglie sostituisce il rumore fastidioso del traffico romano. Non c’è anima viva, le grandi piazze sono spoglie di turisti e passanti. Sembra in tutto e per tutto una scena apocalittica, ma si sta semplicemente descrivendo un normale Ferragosto nella Roma degli anni ‘60.
In particolare, si sta descrivendo l’inizio del più famoso film della Storia del cinema italiano ambientato durante questa giornata: “Il Sorpasso” 1962 di Dino Risi.
Dopo continui ripensamenti sul titolo, e la decisione di sostituire il protagonista -da Alberto Sordi si passa a Vittorio Gassman-con la regia di Dino Risi, il film riscosse un inaspettato successo.
Ma perché “Il Sorpasso” esercita ancora sugli spettatori un fascino intramontabile?
Bruno Cortona, un quarantenne esuberante, si muove tra le strade vuote del tipico Ferragosto romano con la sua Lancia Aurelia B24; si sente invincibile, cerca delle sigarette e un telefono pubblico; dalla finestra di un piccolo appartamento sotto il quale ferma momentaneamente l’automobile, si scambia un’occhiata con un giovane che lo fissa dall’alto di una finestra di un piccolo appartamento. La connessione tra i due è ormai avviata, le loro due vite sono destinate inesorabilmente ad incrociarsi, come se fossero i soli sopravvissuti ad una catastrofe nucleare. Roberto è giovane, è uno studente di giurisprudenza, sta studiando per alcuni esami; invita Bruno in casa sua per fare una telefonata, fino a quando egli non gli propone di andare con lui e fare un giro insieme da qualche parte.Inizia una gita improvvisata che li porterà fino a Castiglioncello.Fin da subito Roberto si sente in difficoltà di fronte alle maniere esuberanti di Bruno, in fin dei conti è un giovane timido in lotta continua con la sua coscienza. Ed è anche proprio la voce della sua coscienza che ci guida in questo viaggio verso il mare e verso le campagne laziali. Bruno invece è entusiasta del suo nuovo “compagno di giochi”, lo sprona a divertirsi, ad essere più leggero. Entrambi hanno da imparare l’uno dall’altro.Ma per comprendere a fondo il viaggio dei due protagonisti, è necessario far luce sulla condizione dell’Italia negli anni ’60.
Siamo in pieno boom economico: L’Italia si è lasciata alle spalle la guerra, e la speranza di un benessere diffuso sfiora le menti di tutti gli italiani.È il periodo del consumismo, delle macchine, delle canzonette. Il cinema se ne accorge, e tramite il genere che verrà ricordato come quello de “La commedia all’italiana” denuncia con grandissima lucidità la condizione del nuovo uomo italiano. Non è solo un’epoca di benessere, è soprattutto un’epoca di aridità emotiva ed intellettuale. Tutto gira intorno al denaro, a quanto e come guadagnarne. Si ritorna ad una sorta di legge del più forte, dove ci si arrampica schiacciando gli altri solo per raggiungere uno scopo personale. La commedia si domanda come possa reagire un individuo dotato di una propria personalità di fronte a tutto questo, ed ecco perciò come Bruno e Roberto assumono su di sé il ruolo di personaggio simbolo;Bruno è l’uomo che ha assunto le leggi del nuovo stile di vita, è un infantile, non è in grado di prendersi le proprie responsabilità, è integrato perfettamente nella superficialità sociale dilagante. Roberto invece ha una coscienza -quella che sentiamo durante tutto il film- è dotato perciò ancora di una personalità forte, e da individuo non riesce ad integrarsi e comprendere ciò che lo circonda. Emblematica la scena in spiaggia, dove è vestito in pantaloni e camicia in mezzo a una folla di bagnanti in costume.
Ma è l’incontro con le famiglie forse una delle parti più interessanti del film: Roberto, cercando per l’ennesima volta di liberarsi di Bruno, pur non riuscendosi, fa visita ad alcuni suoi parenti in Toscana. La casa è quella dei suoi ricordi, lo sguardo con il quale si approccia è quello di un bambino. Bruno arriva, spazza via le certezze di Roberto, guadagna attenzione dalla famiglia, e fa emergere a galla segreti celati agli occhi dell’inerme studente. Bruno è questo per Roberto, la rivelazione di un marcio che ancora non l’ha sfiorato, la rivelazione dei meccanismi insiti in una società, della quale ancora non conosce nulla. Sicuramente una sorta di rito d’iniziazione.Allo stesso modo Roberto è per Bruno il ricordo di una riflessione e introspezione che non gli è mai appartenuta: lo vediamo quando riesce ad ammettere di fronte alla figlia quindicenne, di non essere mai stato in grado di fare il padre. Un piccolo barlume di lucidità.Ma qual è il modo giusto di vivere? “A Robè, che te frega delle tristezze, lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è, è quella che uno c’ha, giorno per giorno…”Gli dice Bruno durante la loro scorrazzata notturna, e Roberto lo ascolta, desideroso di assaporare quella leggerezza da cui si sente molto lontano. Bruno invece, è quasi intenerito dalla spontaneità e ingenuità di Roberto. Ma quella che può sembrare la frase di un semplice uomo istintivo e pieno di vita, diventa per lo spettatore motivo di una riflessione profonda sulla vita: nell’Italia del Boom il futuro non esiste, o almeno nessuno ci pensa più; non certo per arroganza, ma per inettitudine. Nessuno sa verso quale esito conduca il nuovo viaggio; nella ricchezza e nel benessere si avverte già il gusto agrodolce della nostalgia, si avverte il timore che la dolce vita diventi presto un lontano ricordo. Ma nessuno è abbastanza coraggioso per affrontare i dubbi, perciò non resta che vivere il presente e gustarne i beni inaspettati che è in grado di donare.Il finale di questo film è forse uno dei più studiati e controversi: Roberto ormai ha ceduto alla vita facile e al divertimento frivolo della nuova società, la sua coscienza si è spenta, non la sentiamo più, perché ha perso la sua capacità di individuo. Sprona Bruno a correre con la macchina, a fare sorpassi sempre più pericolosi, gli stessi che fin dall’inizio del film lo spaventavano, data la guida spericolata dell’uomo accanto a lui. Ma adesso la legge del Sorpasso è la stessa legge che governa i rapporti sociali: non bisogna temerla, ma bisogna operarla.Le curve si fanno sempre più pericolose, i sorpassi sempre più azzardati, fino a quando, per evitare un Camion, Bruno sterza velocemente e la macchina finisce giù da una scogliera. Bruno si salva, è uscito in tempo dall’auto, ma Roberto no, e muore. Bruno è sconvolto, il poliziotto gli chiede le generalità del ragazzo, ma Bruno non sa neanche il suo cognome, l’aveva conosciuto solo un giorno prima. Roberto è sempre stato un oppositore, pur non volendolo, e per chi non ha posto nella massa della nuova società, non resta che la morte. E forse la scogliera e il precipizio era anche l’esito verso cui l’Italia si stava avviando.
Un finale amaro, ma profondamente significativo. Ed è forse proprio questa forza evocativa che continua a classificare “Il Sorpasso” come uno dei capolavori del nostro cinema.Il film è disponibile in streaming con abbonamento su Prime Video