Mese: Aprile 2025

Oltre la bellezza- la visione intima di Paolo Roversi

Di Francesca Bordi

“Come dice Nadar imparare la tecnica fotografica non è così difficile, quello che risulta difficile è imparare il sentimento della luce”

Nel mondo scintillante e talvolta effimero della fotografia di moda, Paolo Roversi emerge come una figura silenziosa ma profondamente rivoluzionaria. Il suo è un approccio poetico e umano, quasi mistico, dove l’obiettivo non è solo quello di catturare un’immagine, ma di rivelare un’anima.

Roversi fotografa “a cuore aperto”. Ogni scatto nasce da uno scambio intimo tra lui e il soggetto, un incontro di sguardi e sensibilità in cui il fotografo non si limita a osservare la superficie, ma cerca dentro, in profondità, dove si annida la vera essenza. È un processo che richiede tempo, fiducia e delicatezza. Le sue modelle raccontano di sentirsi al sicuro con lui, comprese e valorizzate. 

Lontano da ogni ricerca di perfezione tecnica, Roversi ha scelto da sempre il mosso, la sfocatura, il chiaroscuro. La precisione non gli interessa: preferisce l’imprecisione dell’emozione. Rifiuta l’oggettività del colore in favore della sfumatura interiore, di toni smorzati, di sovrapposizioni emotive. La sua estetica è un continuo dialogo tra visibile e invisibile, luce e ombra, presenza e mistero.

La luce, per Roversi, non si comanda: si aspetta. Influenzato dalle riprese del film Deserto Rosso di Antonioni, ha imparato ad avere pazienza, a lasciare che sia la luce a parlare, a svelarsi da sola. Per questo ha abbandonato flash e faretti per abbracciare la luce ambiente, quella “semplice e umile” che ha scoperto a Ravenna e in India. Una luce che accarezza i corpi in maniera casuale e autentica. “Il vero fotografo è il sole”, dice spesso.

Eppure, sa anche “dipingere con la luce”, letteralmente: con una piccola lampadina tascabile crea effetti unici, scegliendo dove illuminare e dove lasciare il buio. Dove non c’è luce, l’immagine resta nera. Dove c’è luce, emerge un’anima.

Il suo maestro spirituale è Nadar, che non cercava la somiglianza effettiva ma quella intima. Roversi, come lui, vuole catturare ciò che l’occhio nudo non vede. Le sue immagini sono un’interpretazione artistica che parte dall’anima e si traduce in un sentimento di umanità, di bellezza interiore. “La fotografia non è mai come te l’aspetti”, confessa. È un presente continuo, un’identità sospesa nel tempo.

Anche nella fotografia di moda, che Roversi ha scelto fin dall’inizio per la sua libertà creativa, tutto parte da questa visione: non si tratta solo di immortalare un vestito o una donna, ma di raccontare la relazione tra loro. Il ritratto di moda, secondo lui, è l’incontro tra una donna che indossa un abito e un abito che rivela la donna.

Il risultato? Immagini che sembrano fuori dal tempo, come il celebre ritratto di John Galliano, che non riflette semplicemente l’aspetto ma qualcosa di più profondo, quasi spirituale. Immagini che parlano all’anima di chi guarda, che rimuovono le maschere, che toccano emozioni silenziose.

Le sue fotografie sono apparse sulle più grandi riviste – Elle, Vogue – e firmate con i nomi più importanti della moda, da Armani a Dior. Eppure, a ogni scatto, Roversi sembra ricordarci che la vera bellezza non si mostra: si rivela.

“Adolescence”: le zone d’ombra della società contemporanea

Di Chiara Pascucci

“Adolescence” la miniserie britannica uscita il 13 Marzo 2025 su Netflix, in poco tempo ha raggiunto un successo di pubblico non indifferente. 

Infatti, essa mette in luce i lati oscuri di alcune problematiche contemporanee, che riguardano da vicino proprio gli adolescenti.

Il tutto, accompagnato da una scelta stilistica ben definita e da un linguaggio cinematografico indubbiamente coraggioso. Gli aspetti sociali che vengono analizzati in maniera minuziosa la rendono uno dei prodotti più interessanti per quanto riguarda la denuncia sociale. Ma la serie non si limita solo a raccontare la storia di Jamie, un tredicenne apparentemente timido ed introverso che viene arrestato con l’accusa di aver ucciso una sua compagna di scuola, Katie; fa molto di più, scava nel profondo, nelle radici della società, portandone a galla e analizzandone gli aspetti più oscuri.

L’identità in costruzione: il ruolo del web come macchina d’odio e di violenza

Uno dei punti cardini della serie è la fragilità profonda che caratterizza la costruzione dell’identità durante il periodo dell’adolescenza. Un momento in cui, l’immaturità, non ancora perduta, viene accompagnata anche dalla capacità razionale di poter compiere delle scelte in quanto individuo, svincolandosi dalla guida rappresentata dall’ambiente domestico. Jamie è un ragazzo apparentemente intelligente, ma fragile. Vede suo padre come un idolo, un esempio di virilità maschile intransigente e sicura di sé; questo fa leva sulla sua incapacità di accettare debolezze personali, sull’incapacità critica di riuscire a far i conti con i propri sentimenti, le proprie insicurezze, che pensa sia sbagliato possedere.

Come spesso accade perciò, Jamie si rifugia nel mondo social.

La serie lancia un duro attacco contro l’influenza negativa che il web genera su un’identità di per sé fragile e in costruzione come quella adolescenziale.

Il libero accesso ad internet genera spesso nella mentalità giovanile distorsioni della realtà, ideali sbagliati, frustrazione, rabbia repressa, elementi che possono sfociare in comportamenti di natura violenta.

Gli “Incel” e i “Redpills”: mascolinità tossica e misoginia

Nel 1993, Alana, una studentessa dell’Università di Ottawa, conia il termine “Incel”, proveniente da “involuntary celibate” ovvero “celibe involontario”, ed inventa il forum “Alana’s involuntary celibacy project”. Questa idea nata per consolare i cuori solitari, si sviluppa negli anni come un covo di teorie violente, soprattutto nei confronti delle donne.

La serie affronta l’impatto grave e sempre in maggior aumento di questi forum, frequentati da ragazzini anche giovanissimi, dove uomini eterosessuali si dichiarano incapaci di poter intrecciare qualsiasi tipo di relazione sentimentale o sessuale a causa dei loro difetti fisici o caratteriali.

La frustrazione ha generato il proliferare di teorie tossiche ed errate; gli incel, infatti, fanno ricadere la colpa sulle donne, accusate di essere superficiali, di interessarsi solo a uomini di bell’aspetto e con uno status elevato. Per gli Incel le donne sono considerate meri oggetti da possedere, mentre gli uomini devono inseguire standard di mascolinità tossica, alla ricerca di una “virilità” malata basata sulle relazioni sessuali, e sul possesso di denaro. 

La sottocultura Redpills (termine coniato dalla pillola rossa del film “Matrix”1999 Lana Wachowski, Lilly Wachowski.) è simile a quella Incel, ma gli uomini che la compongono affermano soprattutto di “conoscere la verità” sulla società, che li sfrutta e li umilia, prettamente a causa della diffusione delle teorie femministe.

Il femminicidio perciò nella serie, viene presentato nella sua realtà di problema strutturale, generato da comportamenti radicati di stampo patriarcale e misogino, da idee retrograde, dalla sessualizzazione del corpo della donna, che generano figli portatori sani di violenza; e lo fa attraverso la figura di Jamie, che è certamente un simbolo più che un personaggio, studiandone la sua controversa psicologia altamente radicalizzata e disturbata.

L’incomunicabilità 

E gli adulti? Nella serie viene affrontata in maniera molto delicata ma pur sempre lucida, l’impatto che l’evento genera anche sulla famiglia di Jamie; i loro sensi di colpa, i ricordi tormentati, ma soprattutto l’evidente incomunicabilità che essi si rendono conto di aver sviluppato con il proprio figlio. Ciò non caratterizza solo il rapporto tra Jamie e la sua famiglia, ma tutti gli intenti relazionali che gli adulti cercano di instaurare con gli adolescenti. La serie denuncia in maniera altrettanto evidente, l’incapacità sempre maggiore del mondo adulto di comprendere il linguaggio giovanile, ignorando così, comportamenti nocivi che possono sfociare in tragedia. Anche l’uso delle emoji, e i loro significati nascosti segnano ancora di più nella serie, la differenza di linguaggio che crea incapacità di comprensione.

Il piano sequenza

Ma il vero coraggio della serie risiede nel linguaggio cinematografico. “Adolescence” è composta da quattro episodi, completamente costituiti da un’unità di tempo e di luogo raccontati attraverso l’uso del piano sequenza. Il piano sequenza è la tecnica cinematografica che prevede la ripresa della scena come continuum, senza presenza di tagli e montaggio lineare. Il lavoro fatto per la serie racconta un’interessantissima organizzazione del team di lavoro, che in sincronia ha permesso di donare la sensazione di una continuità senza stacchi all’interno della ripresa. Ciò ha influito sulla recitazione magistrale da parte degli attori, costretti ad imparare l’intera sceneggiatura a memoria e a ripeterla per più volte; questa particolare condizione ha generato una loro piena adesione al personaggio, ed un rapporto di perfetta complicità anche con i luoghi e gli oggetti con i quali entravano in contatto ripetutamente.

Per quanto riguarda lo spettatore, è inevitabile che il piano sequenza -grazie anche all’uso della macchina a mano-aiuti nell’immersione totale della scena. Il piano sequenza riporta fedelmente i tempi dello scorrere della vita reale, e questo genera un forte effetto di identificazione e verosimiglianza.

In conclusione, “Adolescence” è un prodotto coraggioso, forte, e con un linguaggio in grado di parlare a qualunque fascia d’età con sincerità e arguzia.

Manhattan: Il crollo di un teatro di segreti e lusso senza freni

Di Mariangela Palazzesi

Raccontiamo del crollo di un impero con i suoi segreti, la sua ricchezza e i suoi capi.Tra denunce insabbiate e accuse che svanivano nel silenzio il capo di questo regno è rimasto disarmato. Ma per quanto tempo ancora si riuscirà a mantenere il controllo su di lui e su tutti i suoi complici? Quanto è grande il divario tra giustizia e potere?il 16 dicembre 2024 a Manhattan viene arrestato il rapper americano Sean Combs,meglio conosciuto come P. Diddy.

Le cause dell’arresto sono numerose e riguardano dei festini che seguivano i grandiosi white party che l’uomo organizzava invitando tutta l’alta società americana facente parte del panorama musicale e cinematografico.Tutto ha avuto inizio da una denuncia nel 2023 di Cassie Ventura, ex compagna diCombs, che afferma di essere stata vittima di abusi da parte del rapper.

La provaschiacciante a sostegno delle sue dichiarazioni è il video di una telecamera di sicurezza dell’hotel dove la coppia soggiornava per qualche giorno: le immagini mostrano Diddy in atteggiamenti violenti verso la donna.Tuttavia, il caso è stato successivamente archiviato con un accordo non divulgato.Questa vicenda ha solo smosso le onde della marea che poco dopo si è abbattutasulla vita di Sean Combs, marea che ha portato le autorità a scoprire tutte le attività illecite che avvenivano durante i festini sopracitati, trovando delle evidenze inconfutabili all’interno della sua villa a Los Angeles.

Armi da fuoco, una quantità inspiegabile di bottigliette di olio per bambini,lubrificanti e una serie di dispositivi elettronici dove sono stati rinvenuti altri indizi schiaccianti.

Non si tratta della prima imputazione contro il rapper che già molte volte nella suavita è stato accusato di aggressioni e violenze di ogni genere.

Nel maggio del 2017 Combs viene denunciato da Cindy Ruela, che aveva lavorato perlui come chef personale, per molestie sessuali e ingiurie.Il caso si è chiuso con un patteggiamento ed un pagamento non divulgato due anni dopo.Nell’agosto del 2007 Gerard Rechnitzer denunciò P. Diddy per aggressione fisica fuorida un nightclub di Hollywood.Nuovamente la vicenda si è conclusa per termini non divulgati.Nel marzo del 2008 Combs viene accusato di essere il mandante di una rapina esparatoria a New York dove morì Tupac Shakur. Il “Los Angeles Times” aveva riportatola notizia sostenendola con presunti documenti dell’FBI.Poco tempo dopo insolitamente ha dichiarato che fossero tutte affermazioni false.

La collezione di denunce ai danni di P. Diddy continua ancora oggi: favoreggiamento alla prostituzione, stupro e traffico di donne ricattate per compiere favori sessuali sono solo alcuni dei capi d’accusa cardine del processo a Puff Daddy previsto per il 5 maggio 2025, dove se riconosciuto colpevole rischia una pena dai 15 anni di detenzione all’ergastolo. Per qualche mese questo caso ha sconvolto gran parte della popolazione mondiale ma, in attesa del processo continuano a svolgersi normalmente eventi lussuosi come i Grammy o gli Oscar dove le celebrità potenzialmente coinvolte nella vicenda, si limitano ad ignorare la questione, sfilando sui red carpet con sorrisi impeccabili.

È indubbio che in un caso del genere è sconsigliabile parlare prima di un processo orilasciare dichiarazioni pubbliche, ma questo scenario apre un divario sempre piùgrande tra la situazione dell’élite americana di lusso, bugie, ricatti e ricchezza e ilresto del mondo segnato da guerre e povertà.Ogni volta che assistiamo a festival, premiazioni ed altri eventi del genere è facilefare un paragone con il celebre film “Hunger Games” dove i ricchi della cosiddetta“Capitol City” sceglievano per puro divertimento degli abitanti delle zone più povereal fine di farli partecipare a un reality show dove solo uno sopravviveva.È triste notare che nel 2025 ci sia una parte del mondo dove si commettono attiscandalosi in festini per persone che sembra vivano in una bolla, come dellemaschere in un teatro di burattini guidate da dei capi come Diddy. E poi notare comefuori da questa bolla le persone muoiano per cause davvero gravi risentendo delleconseguenze di decisioni prese dai potenti che spesso si dimenticano che per unaloro parola o una loro decisione migliaia di vite cadono senza neanche poter provarea difendersi.

Invito tutti quanti a riflettere su questo divario che esiste sin dall’alba dei tempi e che purtroppo continua a peggiorare con il passare degli anni, con la speranza che i capicome Combs protagonistidi questa “bolla” dorata, possano risentire di conseguenze a livello giudiziario per i loro crimini senza che venga di nuovo insabbiato tutto con un patteggiamento privato e mai divulgato.

Oliviero Toscani: arte o scandalo?La rivoluzione della pubblicità.

Di Agnese Mencuccini

Oliviero Toscani, celebre fotografo, si è spento il 13 gennaio 2025. Nato a Milano il 28 febbraio 1942, figlio di un fotoreporter del Corriere della Sera, ha respirato la fotografia fin da bambino. Pubblica la sua prima foto a 14 anni. Lui stesso racconta di essere stato a Predappio per la tumulazione di Mussolini e che, mentre il padre fotografava l’intera scena, lui si era soffermato sul volto dolente di Rachele Mussolini, finendo così sul Corriere. Già in quell’occasione non racconta il mondo così com’è, ma come vorrebbe che gli altri lo vedessero. E così farà per tutto il corso della sua carriera. Le sue foto sono attacchi diretti alle ipocrisie della società: immagini che disturbano e che spingono lo spettatore fuori dalla zona di comfort. Portava avanti con convinzione incrollabile l’idea che la fotografia non dovesse rassicurare, ma scuotere. Specializzato in pubblicità e moda, negli anni ’80 e ’90, con Benetton, rivoluziona il concetto stesso di campagna pubblicitaria: niente modelle con sorrisi rassicuranti, niente vite perfette o ambientazioni da sogno, ma volti veri e storie autentiche. Temi come l’uguaglianza, la mafia, i diritti LGBTQ+, la lotta all’AIDS, la pace e l’abolizione della pena di morte compaiono per la prima volta su cartelloni pubblicitari e annunci. Toscani non vendeva vestiti, vendeva idee. Basta pensare alle sue immagini più celebri: un malato di AIDS sul letto di morte, le mani insanguinate di un soldato, tre cuori umani con le etichette “bianco”, “nero” e “giallo”. Per alcuni un genio, per altri un folle, spesso accusato di strumentalizzare il dolore per far parlare di sé. Nel 2007 propone una campagna scioccante contro l’anoressia. Lo scatto ritrae Isabelle Caro, una modella francese gravemente malata, dal corpo scheletrico e lo sguardo scavato. Sopra, un messaggio diretto e brutale: “No Anorexia”. È una denuncia contro gli ideali di bellezza imposti dall’industria della moda, che Toscani accusa apertamente di ipocrisia. L’immagine viene censurata in Italia e Francia perché ritenuta troppo forte, ma il dibattito esplode, mettendo in discussione un sistema che continua a promuovere modelli pericolosi.Iconica anche l’immagine del bacio tra un prete e una suora. Un’immagine lineare, in bianco e nero, molto semplice. Non un bacio sensuale, sembra quasi innocente, se non fosse che racchiude un’accusa silenziosa ma potentissima verso il sistema ecclesiastico. Il divieto di amare, imposto a chi ha scelto la via della fede, viene ridicolizzato con un gesto umano, privo di peccato. Il concetto è chiaro: l’amore è naturale, ma alcune istituzioni preferiscono reprimerlo invece di accettarlo. Toscani non ha mai avuto paura di mettere in discussione il potere, anzi, sembrava divertirsi a farlo arrabbiare.In un certo senso Toscani è stato un Andy Warhol italiano della fotografia: entrambi hanno saputo sfruttare il mondo della pubblicità giocando con il confine tra arte e commercio. Warhol prendeva immagini quotidiane e le trasformava in icone pop, Toscani prendeva temi tabù e li portava sotto i riflettori. Ma se Warhol avesse dipinto un mondo colorato e ironico, Toscani lo avrebbe messo a nudo nella sua crudezza. I suoi affronti alla società hanno però avuto spesso delle ritorsioni. Nel 2000, una campagna sui condannati a morte nella quale decide di utilizzare foto reali, gli costa il posto in Benetton e nel 2020, una frase infelice sui veneti, definiti “ubriachi”, solleva un’ondata di polemiche, costandogli la collaborazione con un’importante azienda italiana. La diplomazia non è mai stata il suo forte. La sua carriera è stata costellata di polemiche, di collaborazioni interrotte, di scandali. Ma era proprio questo a renderlo inarrestabile. Alcuni lo ricorderanno con ammirazione, altri con fastidio, ma la diplomazia non gli è mai interessata, era più attratto dalle polemiche che dagli applausi. Oggi, il suo lavoro è ancora lì, con le sue immagini forti e controverse. Piaccia o no, ha lasciato il segno.

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén