di Veronica Neulichedl

Oggi incontriamo Anna Victoria Mammone, atleta altoatesina di snowboardalpino.

Un percorso iniziato prestissimo, costruito tra disciplina, sacrifici e unaforte consapevolezza di sé, che l’ha portata dalle prime gare giovanili fino aicircuiti internazionali. Con lei ripercorriamo le tappe fondamentali della sua formazione sportiva epersonale: dall’infanzia sugli sci alla scelta dello snowboard, dalla scuolasportiva di Malles fino all’ingresso in Nazionale, passando per momenti didifficoltà, crescita e risultati importanti.

Oggi siamo qui con Anna Vittoria Mammone, atleta di snowboard alpino.Siamo qui per farti qualche domanda e conoscere meglio il tuo percorso: non solo sportivo, ma anche personale. Partirei da un cliché molto diffuso negli sport invernali: spesso si inizia con lo sci e solosuccessivamente si passa allo snowboard. Tu, Anna, di quale cliché fai parte?

Esattamente di quello. Ho iniziato a sciare a tre anni. Poi ho due fratelli piùgrandi e uno di loro ha iniziato a fare snowboard. E ovviamente da bravasorella minore ho deciso di copiarlo. Ho iniziato anch’io a fare snowboard, alui dava un po’ fastidio che lo facessi anche io, quindi lui ha smesso… e io hocontinuato.Quindi hai iniziato a sciare a tre anni.

Invece quando hai iniziato con lo snowboard?

Ho iniziato quando avevo sei anni. Quindi comunque molto presto.

Quando hai raggiunto il punto in cui non volevi che rimanesse solo una passione, ma che diventasse qualcosa di più serio, quasi un lavoro?

A nove anni ho iniziato a fare le gare, quindi a praticare lo sport a livelloagonistico. Però ho capito davvero che volevo fare questo nella mia vitaquando ho scelto di andare alla scuola sportiva di Malles, prima del primosuperiore, quindi intorno ai tredici-quattordici anni. Ho capito che mi piacevaquello stile di vita e che volevo andare avanti.

Come funzionava la scuola sportiva di Malles? Era una scuola pensataproprio per gli atleti, per conciliare studio e allenamenti?

La scuola si trova a Malles Venosta, che è un posto fantastico per gli atleti: cisono tantissime palestre, un campo di atletica libero, le piste sono vicine esiamo a circa un’ora dallo Stelvio e dal ghiacciaio.

La posizione è perfetta.La scuola era organizzata a blocchi: c’erano il biennio e poi il triennio. Inautunno andavamo a sciare due volte a settimana e il resto del tempoandavamo a scuola.Durante l’inverno, quindi nella stagione delle gare, sciavamo anche tre oquattro volte a settimana, sia al mattino che al pomeriggio. In primavera invece andavamo tutti i giorni a scuola, e per me è stato uno shock perchénon ero abituata.

Che indirizzo scolastico frequentavi oppure era solo sportivo?

Era una scuola con indirizzo di economia aziendale, quindi ragioneria.

Quindi com’era strutturata una giornata tipo scolastica?

Spesso ci allenavamo al mattino sulle piste, il pomeriggio andavamo a scuolae poi facevamo ancora due ore di palestra. Con il mio gruppo ci allenavamopraticamente ogni giorno due ore. La maggior parte di noi viveva in convitto,quindi la giornata era molto organizzata: cena presto, poi studio e comunquetanto tempo passato insieme.

Come hai vissuto questa esperienza?

Me la sono vissuta davvero bene. Mi ha fatto crescere tantissimo e la rifareisicuramente.

Oltre allo snowboard, la scuola quali altri sport prevedeva?

Era specializzata negli sport invernali: snowboard alpino, sci alpino, sci difondo, biathlon, slittino naturale e artificiale. Poi, in un’altra sezione, c’eranoanche badminton, calcio e hockey. Se uno decideva di praticare anche altri sport, la scuola aiutava molto, perchéera una delle poche che permetteva di seguire lezioni e verifiche online.Avevamo, ad esempio, un’atleta di freestyle che seguiva tutto a distanzamentre viaggiava per le competizioni. In questi cinque anni sei riuscita a far conciliare studio e carrierasportiva.

È stato sempre facile?

No, a scuola ho sempre fatto un po’ fatica e spesso dovevo fare ripetizioni.Dal terzo anno sono entrata in comitato, quindi mancavo ancora di più eseguivo molte videolezioni con i professori, che mi hanno sempre sostenuta. La scuola offriva anche una mental coach, un’ora alla settimana, e mi haaiutata molto. Mi diceva sempre che io ero lì per fare sport, non per diventareuna ragioniera. Il mio obiettivo era dare il minimo indispensabile per passarel’anno, non l’eccellenza scolastica.

Quindi la priorità era chiaramente lo sport.

Esatto.

A livello sportivo, quali sono stati i momenti più difficili da superare?

La stagione 2023–24 era partita molto bene, poi a gennaio mi sono ammalatadi mononucleosi. Per un atleta è complicato, perché devi fermarticompletamente: più fai sport, più stai male, quindi devi riposare e recuperare.

È stata una stagione difficile perché volevo entrare in Nazionale proprioquell’anno e invece mi sono dovuta fermare. Anche mentalmente è statocomplicato, perché allenarmi ogni giorno era la mia routine e trovarmi ferma acasa è stato destabilizzante.

Immagino sia stato difficile. Mentre passando a qualcosa di più positivo,quale è stato invece il periodo più soddisfacente?

La stagione successiva, l’ultima con il comitato dell’Alto Adige. È stata unastagione in cui ho fatto tante nuove esperienze.È stata anche l’ultima stagione con il mio allenatore, Gert Hauserdorfer, concui lavoravo da cinque anni. È stato lui a convincermi ad andare a Malles esenza di lui probabilmente non sarei qui.

Mi ha sempre supportata e ho fattodelle belle gare, arrivando anche a una buona prestazione ai Mondiali Junior.

Come hai vissuto l’esperienza ai Mondiali Junior?

Raccontaci un po’.Erano a Zakopane, in Polonia. Abbiamo fatto circa dodici ore di macchina. Lecondizioni non erano ideali, faceva caldo e la neve non era delle migliori.

L’anno prima ero andata molto male, ero ancora in difficoltà dopo lamononucleosi. Il mio unico obiettivo era qualificarmi per la seconda manche.

Alla fine sono riuscita ad arrivare nella top 15, quindi ero davvero soddisfattae felice.

Nell’estate 2025 hai finito la scuola, dunque conseguito la maturità,come sta proseguendo ora il tuo percorso?Da aprile sono in Nazionale. In estate non abbiamo fatto raduni, ma hocontinuato a seguire il programma che mi aveva dato la scuola. In autunno,sulla neve, ho conosciuto i miei due nuovi allenatori.

È stato un cambiamentoimportante, ma necessario: senza cambiamenti non si cresce.

E per quanto riguarda la preparazione atletica come ti stai organizzandonell’ultimo periodo?

Sono tornata a lavorare con la mia allenatrice delle superiori, che stimomolto. Mi ha preparato un programma e riusciamo a fare tutto tranquillamenteanche a distanza.

Come si sta evolvendo questo inizio di stagione? Dove sei andata e percosa hai concorso?

Abbiamo fatto quattro gare di Europa Cup. Le prime due a Götschen, inGermania, come ogni anno. Il primo giorno è andato molto bene: sonoentrata per la prima volta nei quarti di finale e ho chiuso arrivando settima.

Le altre due gare le abbiamo fatte a Monínec, in Repubblica Ceca. La neve lìè tutta artificiale e molto particolare. Nel primo giro ho fatto il miglior tempo dimanche, che per me era già una grande soddisfazione. Anche lì sono entratanella top 16.Quattro gare, quattro top 16: sono molto soddisfatta di questo inizio distagione.

Com’è ora una tua giornata tipo di allenamento al di fuori di quandoveniva organizzato dalla scuola?

In estate faccio di solito due allenamenti al giorno: la mattina palestra, ilpomeriggio campo con ripetute, coordinazione e velocità.In inverno e in autunno andiamo in pista o sul ghiacciaio, facciamo dai sei aidodici giri, poi il pomeriggio allenamento, video-analisi, preparazione dellatavola, lamine, sciolina, controllo dell’attrezzatura.

Poi cena e a dormire.Ultimamente, durante i ritiri, con le mie compagne di squadra abbiamoiniziato anche a disegnare con gli acquerelli nei momenti liberi.

Vuoi lasciare un messaggio finale per chi leggerà l’intervista?

Una cosa che ho letto una volta in un libro: i top 10 sprinter al mondo hannotutti lo stesso corpo, gli stessi muscoli e gli stessi allenamenti. La differenzatra il primo e il decimo è la testa. Nel mio sport la testa fa l’ottanta per centodel lavoro. Devi essere il primo fan di te stesso. Se non hai la testa a posto,non vai da nessuna parte.Inoltre, volevo ringraziare di cuore il mio sponsor principale Südtirol Sporthilfeche ha aiutato, e aiuta ancora la mia crescita come atleta, permettendomi dipotermi concentrare sullo sport.