Il campo rivela che l’attaccante belga è libero dai condizionamenti esterni e rende di più quando ad allenarlo è il tecnico di Lecce
di Marco Grande
Si scrive Romelu Lukaku, si legge Antonio Conte . Dopo una separazione durata tre stagioni, adesso il centravanti belga e il tecnico leccese si sono trovati nuovamente.Questa volta, però , non più alla Pinetina, dove ancora affiorano i dolci ricordi del diciannovesimo scudetto targato Inter che i due hanno conquistato nel maggio del 2021, ma a Napoli.
Squadre differenti ma stesso obiettivo. Anche in terra partenopea, oggi più che mai, è concesso sognare in grande. Rievocare i fasti del tricolore di appena un anno e mezzo fa è il sogno nel cassetto degli Azzurri del Presidente Aurelio De Laurentiis che , non a caso, in estate ha virato proprio su Conte in panchina per lottare di nuovo per la conquista del campionato.Quale attaccante poteva portare con sé il nuovo tecnico, se non il suo pupillo belga?
Conte – Lukaku, storia di un rapporto umano prima che professionale
Nella vita è fondamentale trovare delle figure di riferimento, delle persone con cui condividere non solo le gioie, ma che sappiano anche supportare quando le cose vanno male, ascoltare e motivare nei momenti in cui la luce stenta a filtrare. Questo discorso può essere applicato anche nello sport. Da una parte si può avere un allenatore estremamente intransigente, che ‘bacchetta’ al minimo errore e che è in prima fila quando si tratta di muovere critiche; dall’altra è possibile trovare una guida più severa ma che al tempo stesso sprona e motiva, affinché possiamo tirare fuori il meglio di noi. Ne sa qualcosa proprio Lukaku: ogni volta che l’attaccante belga ritrova Antonio Conte come coach, sembra che il suo già grande potenziale diventi illimitato. La storia ci insegna che ‘Big Rom’ (questo il suo soprannome) quando viene allenato dal leccese, sembra più leggero dal punto di vista psicologico, libero, e questo ha dei riscontri significativi anche sulla sua performance all’interno del rettangolo di gioco.Conte si è sempre rivelato un’arma in più quando si tratta di saper estrapolare il meglio dai suoi giocatori. Oltre che allenatore, quindi, può definirsi un vero e proprio motivatore. Con lui, i limiti tecnici del singolo, vengono sempre colmati.Lukaku è un giocatore che non ha bisogno di presentazioni, ma dietro alle critiche c’è sempre un uomo: quando l’attaccante belga viene bersagliato dalla stampa o dai tifosi spesso accusa il colpo, con dei tristi risvolti anche sull’esperienza in campo.Se da un lato c’è chi risponde alle critiche con motivazione e voglia di zittire, dall’altro c’è anche chi non riesce a dare sfogo al talento per via del peso psicologico con cui convive. La storia del giocatore, comunque, parla chiaro, e fin qui ha dimostrato che Lukaku sotto la guida di Conte è sempre stato un elemento ineccepibile, con numeri migliori rispetto a quelli delle altre gestioni. Sarà che c’è una forte connessione tra la presenza di Conte e il suo rendimento? D’altronde, quando ci si sente spronati e incoraggiati è plausibile provare una sensazione di tranquillità.
Big Rom prima dell’incontro con Conte e l’esperienza interista
Quando avviene il primo incontro con il tecnico leccese, quella di Romelu Lukaku è una carriera già avviata. Un tecnico determinato, il leccese, che in genere decide di sposare una causa a patto che, intorno, vi sia un progetto solido. E i progetti solidi, di solito, nel calcio richiedono determinati giocatori. Proprio per questo, nell’estate del 2019, l’ex C.T. della nazionale fa il nome di Lukaku alla dirigenza della sua nuova Inter per l’attaccante nerazzurro da affiancare all’argentino Lautaro Martinez.Come detto, ‘Big Rom’ non era affatto uno qualunque cinque anni fa: oltre ad essere nei ranghi della nazionale belga da quasi un decennio, Lukaku aveva scritto pagine importanti nella storia della Premier League con le maglie dell’Everton prima e del Manchester United poi. Tuttavia, le critiche piombavano spesso su di lui: il suo enorme potenziale offensivo portava la stampa e i tifosi delle squadre per cui giocava a chiedergli sempre di più. Raramente a Lukaku veniva fatto passare qualcosa, c’era sempre un dettaglio in cui poteva migliorare. Anche quando magari faceva bene.Per soddisfare le richieste di Conte, comunque, l’Inter deve saziare la pancia delle casse del Manchester United, la squadra che detiene il suo cartellino. Così 75 milioni di euro sono sufficienti per strapparlo agli inglesi e portarlo nella fazione nerazzurra di Milano. Decisione azzeccata, solo per usare un eufemismo. Nel corso dei due anni sotto la guida tecnica di Antonio Conte, l’attaccante belga mette a referto ben sessantasei reti, conditi da diciotto assist, in appena novantasette partite ufficiali con il club nerazzurro. Se il primo anno è quello in cui l’Inter fa le prove generali per il tricolore, sfumato per appena un punto in favore della Juve di Sarri, la seconda stagione è davvero quella della volta buona. Dal canto suo, Lukaku fa la voce grossa: ventiquattro reti in serie A con tanto di nomina di miglior giocatore del campionato e Scudetto di nuovo a casa. Undici anni dopo l’ultima volta.Delirio ed apoteosi per l’Inter di Antonio Conte, ma è proprio quando i festeggiamenti fanno pensare alla nascita di un ciclo vincente, che il ciclo s’interrompe. Conte, si sa, è un allenatore che non crede tanto nei progetti a lungo termine. Di fatto, al termine della stagione 2020-2021, interrompe il proprio rapporto con l’Inter (con cui era anche arrivato, nel corso della prima annata, ad un passo dalla vittoria dell’Europa League).In parallelo, anche l’avventura di Lukaku con i nerazzurri è ai titoli di coda: il Chelsea mette sul piatto 115 milioni, l’Inter non ci pensa due volte e il classe ’93 torna nel campionato più affascinante del mondo per prendersi la sua rivincita. Purtroppo, però, non sarà affatto così. Ciò che stupisce molto del biennio trascorso insieme tra i due è il grande rapporto di stima reciproca sussistente tra allenatore e giocatore.Lukaku è un ragazzo che spesso sente intensamente il peso delle critiche. Con Conte, però, aveva trovato un’altra dimensione, dove si sentiva esaltato quando faceva bene, ma soprattutto stimolato ed incoraggiato durante i momenti critici. Un vero e proprio punto fermo per il suo morale: quando il mare era in tempesta, Antonio era il faro di Romelu.
Il dolore della ‘separazione’ e il periodo buio.
L’estate del 2021 sancisce il ritorno di Lukaku in Premier. Questa volta, però, Big Rom approda al Chelsea per poter consacrarsi definitivamente. L’inizio della sua nuova avventura non è nemmeno negativo. Anche se, dopo un exploit avvenuto durante il primo mese, il nome di Lukaku scompare progressivamente dal taccuino del tecnico tedesco Tomas Tuchel, che gli concede sempre meno spazio a causa di un cambio nel sistema di gioco, fino a relegarlo ai margini della squadra. Dall’essere una star al sentirsi dimenticato, il passo è davvero breve. Ed ecco che, al termine della stagione 2021-2022, Lukaku ritorna all’Inter. Questa volta, però, ad accoglierlo non c’è più Antonio Conte, ma Simone Inzaghi. Dopo un avvio complicato legato a costanti problemi fisici, Lukaku emerge solo nel finale di stagione, contribuendo alla qualificazione dei suoi alla successiva Champions ed arrivando in finale nella massima competizione europea. Del Lukaku bis, però, del giocatore che aveva preso in ostaggio il cuore dei tifosi nerazzurri, nemmeno l’ombra.Il 2023-2024 è la stagione che lo vede passare alla Roma. Sotto la gestione di Mourinho prima e di De Rossi poi, termina una stagione complessivamente positiva, in cui segna soprattutto in Europa League gol molto pesanti.
Certi amori non finiscono
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano, ce lo ricorda bene Antonello Venditti. Quello di Antonio Conte e di Romelu Lukaku è un giro lungo tre anni ma che, alla fine, li ricongiunge di nuovo.3 / 3Dove eravamo rimasti? Estate 2024. A Napoli c’è un clima di profonda depressione derivata da una stagione fallimentare che ha seguito quella del terzo scudetto della storia del club partenopeo. I tifosi sono amareggiati e non riescono a trovare spiegazioni di fronte ad una disfatta tanto abissale. Il Presidente De Laurentiis, dal canto suo, sa che l’unico modo per riconquistare la sua gente è ripartire con un progetto. Possibilmente solido. Da qui il nome di Antonio Conte per la panchina e per rianimare una tifoseria spenta. Le idee chiare su come ripartire il leccese le ha, e dato che Osimhen, il centravanti scudettato, non ha più intenzione di vestire la casacca degli Azzurri, Conte lo vuole rimpiazzare proprio con Lukaku. Trascorsa la prima giornata di campionato, ecco che Big Rom approda a Napoli, tra l’entusiasmo della gente partenopea. Tornato sotto la guida del suo motivatore, l’inizio di stagione è molto convincente per lui. In appena nove partite di campionato disputate, Lukaku ha messo a segno già quattro reti e contribuito alla causa con quattro passaggi vincenti per i compagni. Adesso è di nuovo un giocatore spensierato ma al tempo stesso con fame agonistica. La stessa serenità mista a voglia di imporsi che Antonio Conte è tornato a trasmettergli.In genere, quando si è sereni si lavora bene e spesso si producono anche i risultati. Magari perché si ha più fiducia in sé stessi.La storia del rapporto di sinergia tra Conte e Lukaku può essere anche utile per riflettere su un ulteriore spunto: l’ambiente che ci circonda, in qualsiasi ambito, è tutto.