Di Lorenzo Gnolfo
Oggi, 21 agosto, ero al Cimitero del Verano. Sono passati 62 anni dalla morte di Palmiro Togliatti. 1964 – 2026. A ricordare c’era Rifondazione Comunista. Pochi, ma c’erano. Bandiere, discorsi brevi, e tante rose rosse sulla tomba del Famedio del PCI, dove riposa insieme a Nilde Iotti.
La morte a Yalta e il funerale di un popolo
Togliatti muore il 21 agosto 1964 a Yalta, in Crimea, mentre è in vacanza. La notizia arriva in Italia come uno choc. Il 25 agosto un milione di persone sfila a Roma per i suoi funerali, da San Giovanni al Verano. È uno dei grandi funerali laici e popolari del Novecento italiano, come sarà poi quello di Enrico Berlinguer vent’anni dopo, nel 1984. Muore lasciando un documento incompiuto, il Memoriale di Yalta, l’idea che il movimento comunista dovesse liberarsi dallo stalinismo, trovare strade nazionali al socialismo, riconoscere il pluralismo e la critica interna. Un testo che verrà discusso per decenni.
L’uomo del partito nuovo
Togliatti non è solo il segretario del PCI. È l’uomo che dopo il 1944 inventa il “partito nuovo”. Non più la setta clandestina, ma un partito di massa, aperto, radicato nelle fabbriche, nelle sezioni di quartiere, nelle Case del Popolo. Un’organizzazione che entra nella vita quotidiana degli italiani. È una rottura teorica enorme: il partito non è avanguardia ristretta, ma casa comune, strumento di democrazia e di educazione civile. Da lì nascerà il più grande partito comunista d’Occidente.
La via italiana al socialismo e la Svolta di Salerno
È colui che ha tracciato la via italiana al socialismo: l’idea che in Italia il socialismo dovesse passare per la democrazia, per la Costituzione, per il Parlamento, per le riforme, non per l’insurrezione. L’atto fondativo è la Svolta di Salerno, marzo 1944. Togliatti rientra dall’esilio sovietico e propone una cosa impensabile per molti comunisti di allora: mettere da parte la questione istituzionale (monarchia o repubblica) e entrare nel governo Badoglio per cacciare i nazisti e ricostruire l’Italia. Unità antifascista prima di tutto. Da quella scelta nasce la legittimazione del PCI come forza nazionale, non settaria. E da lì nasce la sua partecipazione alla scrittura della Costituzione – Togliatti è tra i 75 della Commissione – con l’idea di una democrazia progressiva che attui i principi di libertà e uguaglianza.
Nilde Iotti: compagna e custode
Accanto a lui, nella stessa tomba, Nilde Iotti. Partigiana col nome di battaglia Livia, deputata a 26 anni nell’Assemblea Costituente, prima donna Presidente della Camera dal 1979 al 1992. La compagna di una vita, conosciuta nella clandestinità. Dopo la morte di Togliatti sarà lei a custodirne la memoria, ma con una sua autonomia politica fortissima: battaglie per i diritti delle donne, per il divorzio, per la laicità dello Stato. Metterli insieme al Verano è stata la scelta più giusta. La loro non è stata solo storia di politica. È stata storia d’amore e storia della Repubblica.
Oggi
Rifondazione lo ha ricordato senza retorica. Con i fiori, con un minuto di silenzio, con i nomi. Cosa resta di quella via italiana al socialismo oggi? Forse resta proprio questo rito minimo. Poche persone, ma ostinate, che il 21 agosto sotto il sole portano una rosa rossa al Verano. Perché la Storia passa anche da qui. Da una tomba, da delle rose rosse, da persone che hanno provato a cambiare il paese. E oggi, 21 agosto, qualcuno se l’è ricordato.












