Di Agnese Bettucci
Se molti credono che il colonialismo sia un fenomeno che ha caratterizzato la storia di alcuni paesi europei più o meno dal XVI secolo fino alle ultime indipendenze del XX secolo, in realtàaltrettanti ritengono che questo sistema, politico ed economico, non si sia mai esaurito del tutto, ma abbia cambiato soltanto le vesti.
Un esempio dell’ancora vigente sistema coloniale, che da ora in poi chiameremo neocolonialismo, è ciò che sta accadendo in Sud America, territorio sfruttato per l’estrazione di litio.
Il litio è un elemento chimico che, nella sua forma più pura, assume un colore bianco, tanto da essere chiamato come “oro bianco”. In natura il litio non si trova mai nella sua forma metallica nativa ma deve essere, appunto, estratto.
Proprio grazie alla sua reattività, il litio è diventato il protagonista delle nuove tecnologie: le batterie a litio, infatti, grazie alla loro struttura, sono ricaricabili e per questo utilizzate nella maggior parte dei dispositivi elettrici. Inoltre, queste batterie hanno un voltaggio estremamente elevato, possono immagazzinare energia rinnovabile come quella solare o eolica.
Se però da un lato queste batterie permettono l’utilizzo di energie rinnovabili, dall’altro la loro fabbricazione ha dei risvolti, che vedremo, oltre che essere poco ecologici, essere poco etici.
Il 60% delle risorse mondiali di litio, sono concentrate nel così detto “Triangolo del Litio”, un territorio compreso fra le Ande di Argentina, Cile e Bolivia. Quest’area viene chiamata in dialetto quechua andino “Puna”, ovvero “terra di altura”. Qui, infatti, le altitudini superano i 6000 metri, la vegetazione scarseggia a causa del clima sfavorevole e della scarsezza di acqua: le popolazioniandine, fra cui Kolla e Atacama, sono le uniche che, da tempo indefinito, convivono con questo ecosistema, rispettandolo, eppure sono proprio queste popolazioni a doversi “sacrificare” per il benessere del così chiamato “Nord globale”. Secondo la geopolitica, possiamo dividere il mondo in Sud e Nord globale: se sotto il nome di Nord Globale confluiscono paesi come StatiUniti, Cina e Australia, con il termine “Sud Globale” ci si riferisce a tutte le aree del mondo storicamente relegate ai margini dei sistemi economici globali, come l’America Latina, l’Africa e gran parte dell’Asia. Quest’ultime condividono, per la maggior parte una storia di colonialismo, sottosviluppo economico e, in molti casi, di instabilità politica. I concetti di Sud e Nord Globale non indicano una posizione geografica, ma si fanno portavoce di problematiche socioeconomiche, disuguaglianze, dinamiche di potere e governance.
L’estrazione del litio è un fenomeno eclatante delle dinamiche fra Sud e Nord Globale.
Non a caso il biologo e ricercatore uruguaiano Eduardo Gudynas, definisce l’estrattivismo non come un modo di produzione, ma di appropriazione, ed evidenzia le tre caratteristiche principali di questo modello socioeconomico, neocoloniale ed estrattivista: l’estrazione è effettuata ad alta intensità, la maggior parte delle risorse estratte non viene raffinata e la maggior parte di esse sonoesportate.
Per osservare le dinamiche di sfruttamento e di usurpazione del territorio e delle popolazioni, partiamo dal metodo di estrazione del litio.
Il litio viene estratto da due fonti, roccia dura e piana di sale, fonte principale di litio in Sud America. Per estrarre il litio dalla piana di sale si crea un deposito sotterraneo di salamoia che viene inviato ai bacini di evaporazione dove l’acqua contenuta evapora lasciando un concentrato di litio. Questo metodo di estrazione, attraverso bacini di evaporazione, necessita di molta acqua: si stima che per ricavare il litio dai grandi salares, come quelli sudamericani, occorrono 1,8 milioni di litri d’acqua per ogni tonnellata, una quantità alquanto critica soprattutto in zone come ilTriangolo del litio dove le risorse idriche scarseggiano. Questa metodologia, oltre che privare le popolazioni locali della già poca acqua disponibile, inquina le falde acquifere: si stima che globalmente, l’industria di litio produce emissioni di Co2 che variano dalle 5 alle 15 tonnellate.
Inoltre, i protagonisti dell’estrazione in Sud America, sono sempre imprese private appartenenti al Nord Globale, per la maggior parte occidentali e cinesi, come Albemarle Corporation, Rio Tinto e Ganfeng Lithium.
Le terre vengono sfruttate, le popolazioni locali perdono le loro case per garantire il benessere e la transizione ecologica del Nord, creando nuovamente dinamiche di sfruttamento dominio e distruzione come in passato.
Nella zona del Triangolo del litio vivono più di quattrocento comunità indigene, comunità che non hanno alcun tipo di documento che testimoni ufficialmente che quel territorio, dove vivono da svariati secoli, ancora prima della colonizzazione spagnola, è in parte anche loro.
Oltre ai danni concreti dell’estrazione del litio, come la deviazione dei corsi d’acqua verso gli impianti che compromette il già delicato ecosistema della zona, esistono anche altre forme di sopruso e di violenza come la mancanza di rappresentanza indigena all’interno delle istituzioni locali.
Ogni tipo di decisione sullo sfruttamento del territorio per l’estrazione di litio, viene discussa e approvata dal binomio azienda-istituzioni, escludendo a priori il coinvolgimento delle popolazioni autoctone se non ad atti già scritti.
In un contesto dove già all’interno dello Stato stesso la rappresentanza indigena nelle istituzioni scarseggia, nella partita aziende private-istituzioni è completamente assente.
Ancora oggi le popolazioni autoctone, non essendo tutelate dallo Stato in primis, sono calpestate ed escluse da qualsiasi tipo di decisione, presa da terzi, che riguarda il futuro del loro territorio e quindi delle loro vite.
Vista dunque l’altra faccia della produzione di litio, costellata di problematiche etiche, ecologiche e sociali, volta al mero sviluppo “sostenibile” esclusivo del Nord Globale, può essere considerato ancora un’ottima alternativa alle energie non rinnovabili? E se sì ache prezzo?



