di Carolina Maccione
Quando trovi qualcuno che capisce gli aspetti più tristi della tua vita ma con cui puoi anche ridere poi è difficile accontentarsi delle altre persone” Res non aveva amici. O meglio, le persone della sua famiglia erano i suoi unici amici. A volte, quando sentiva parlare di quel legame, uno dei pochi che scegli di tua spontanea volontà e che non chiede niente in cambio, si sentiva strano.
Come se fosse una cosa che non gli sarebbe mai potuta appartenere…ed era così. Negli ultimi tempi Aurora aveva fatto amicizia con un bambino di nome Pablo. Un ragazzino gentile e ironico per difesa.
Lui si era trasferito da poco e la maestra Luisa lo aveva fatto sedere al banco con la piccola di casa Della Torre. In realtà le elementari erano state una bella esperienza per Aurora, ma… non aveva mai trovato dei veri e propri amici.
Poi, era arrivato lui, in una mattina qualunque del quarto anno.Pablo era gentile e non faceva domande indiscrete, questo rese facile per Aurora raccontarsi a lui. Pablo l’ascoltava davvero.
E pian piano anche lui iniziò ad aprirsi, con cautela ma anche con la volontà di farsi conoscere veramente. Lui non era un bambino cattivo, né timido. Era selettivo e tendeva a rifugiarsi nella propria mente, perché lì, niente poteva fargli male. O quasi. Era diverso da Aurora, ma allo stesso tempo erano anche simili. La bambina era solitaria ma aperta, lui socievole ma chiuso. Se per la strada per andare a casa Aurora non salutava nessuno. Lui sorrideva alle vecchiette vestite in un modo buffo o alle persone che riteneva interessanti. In non molto tempo Pablo divenne ospeite fisso a casa Della Torre.Res era incuriosito da lui. Poi aveva anche sentito dire da Lucia che la situazione a casa non era delle migliori. Anche per Aurora non era facile.
Ma, nonostante questo almeno lì c’era amore. Qualcosa che Pablo conosceva solo in parte. Aurora e il suo amico spesso si confidavano tra loro, Res amava ascoltarli sviscerare le proprie anime l’uno all’altra. Così aveva avuto modo anche di conoscere nuovi aspetti della sua sorellina. Spesso i due bambini finivano per piangere insieme e, poi, dopo lunghi silenzi scoppiavano a ridere, all’unisono… come due anime perse allo stesso modo che, stando insieme, finivano solo per ritrovarsi. Ecco, questo a Res mancava. Lui era un’anima a sé. E, alle volte, gli sembrava di vivere solo attraverso le anime degli altri.
E faceva male. A lui, che si perdeva e ritrovava in continuazione. Come una città di mare che viene popolata di gioia solo in estate. Avrebbe voluto confidarsi con qualcuno in grandi di sé rido davvero ma… lui con gli altri oggetti della casa non parlava mai. Di fatto gli risultava complicato comunicare. Ma gli risultava incredibilmente facile amare. Non amava, però, “quelli come lui”, gli altri componenti d’arredo della casa. Li trovav frivoli e senza emozioni.Non erano Aurora, Davide, Lucia o Pablo.
Per Res ora come ora era impensabile provare affetto per un oggetto dopo aver conosciuto gli umani così bene. Con tutte le loro contraddizioni e la loro anima incredibile.
Non voleva più accontentarsi. E non lo avrebbe fatto. Aurora, invece, aveva provato ad accontentarsi, ma non ci era riuscita… forse il cercare qualcuno di nuovo per sconfiggere la solitudine non era uno “sport” adatto a lei (sport che aveva scoperto essere molto in voga tra i suoi compagni di classe, che a suo parere non piacevano davvero tra loro) La giovane Della Torre, che ora aveva 13 anni e con Pablo non parlava più…Ci aveva pure provato a farsi nuovi amici ma come si può dopo un’amicizia del genere trovare gradevole chi si diverte nel prendere in giro gli altri? Lei non lo sapeva. Lei che dopo due anni si chiedeva ancora perché Pablo non le parlasse. «Leggi durante la ricreazione anche oggi?» Chiese la prof. Ferro abbassandosi appena gli occhiali e guardando Aurora.
La ragazza non si mosse, troppo concentrata. A quel punto la professoressa tossì forzatamente.«Mh?» Scattò Aurora.La donna la guardò con disapprovazione e indicò il libro. La ragazzina sospirò, chiudendo il libro, lasciando però un dito tra le pagine per non perdere il segno.«È che…» iniziò. «Lo so, “le persone della mia età sono noiose” giusto?» la interruppe Isabella Ferro, nonché l’unica professoressa che trovava vagamente simpatica e in gamba.«Già.» Annuì lei.La professoressa Ferro sorrise appena togliendosi gli occhiali, che Aurora notò per la prima volta essere di un rosso fragola.“Li avrà cambiati?” Non riusciva a ricordare. Non guardava le persone molto spesso. Non avrebbe potuto dire con certezza di aver osservato attentamente nessuno dei suoi professori, né tantomeno i compagni, di quella cosa orribile chiamata “scuola media”, almeno una volta.Aurora sbatté piano le palpebre, tornando al presente.
La professoressa stava dicendo qualcosa da un pò ma lei percepì solo il: «Forse a volte… ci basta solo qualcuno con cui condividere la solitudine. Non credi?» Poi accadde il fatto, qualcosa che Isabella non aveva previsto nel suo monologo a cui Aurora non aveva prestato per nulla attenzione; avvenne uno di quei momenti incredibili in cui l’adulto che vuole insegnare finisce invece per imparare. Perché Aurora rispose solamente: «Ma io la solitudine non la voglio condividere con chiunque.» Colpita e affondata.
O almeno si sentiva così.“La solitudine non la voglio condividere con chiunque” a distanza di giorni Isabella Ferro non riusciva a smettere di pensarci.Quel giorno, però, si trovava in un’altra classe ad insegnare… la classe peggiore dell’istituto, quella che inconsciamente forse odiava. Per fortuna a salvarla da quegli studenti chiassosi ci pensò la campanella della ricreazione.
La donna sospirò appena, lasciandosi scivolare sulla sedia della cattedra. Fissava distrattamente le punte delle sue scarpe a ballerina. Erano le sue scarpe preferite: nere con la punta laccata di rosso. Un colore cupo addolcito dal colore della passione e… del sangue Lei aveva versato, metaforicamente parlando, litri di sangue per poter vivere l’amore, la passione. E ora che ce l’aveva non si sentiva completa. Da un paio d’anni aveva un compagno: Lucio. Gli voleva bene e c’era passione, ma non parlavano di cose importanti, mai. E alla sua età gli sembrava assurdo non poter avere un legame vero e solido. Scosse le spalle, un brivido di fastidio. Si sentiva indietro. «Tutto bene Prof.?» Chiese d’un tratto Pablo Flores, l’unico alunno che più o meno tollerava della Terza “E”.
Non si era accorta ci fosse ancora qualcuno in aula e per poco non le venne un colpo.Si mise , quasi di scatto e forzò un sorriso.«Certo Pablo! Stai tranquillo.»Il giovane annuì con poca convinzione. Era rimasto solo lui in classe e Isabella notò solo in quel momento che Pablo era intento nello spezzettare la buccia di mandarino che, a quanto sembrava, aveva appena finito di mangiare.Le dita lunghe e leggermente ambrate, però, raccontavano un nervosismo che il ragazzino cercava in ogni modo di non mostrare. Qualcosa che la donna riconosceva solo perché ci era passata anche lei, molto tempo prima.«Tu stai bene?» Chiese alzandosi e avvicinandosi a Pablo, che era al primo banco.
In quel momento alla donna venne uno strano Deja-vù. Non ci aveva mai fatto caso prima, ma la sua allieva preferita: Aurora Della Torre e, l’unico bambino che tollerava della 3E “Pablo Flores”, si muovevano nello stesso identico modo: con sicurezza e delicatezza mista a nervosismo. «Sì.» disse piano il ragazzino non avendo il coraggio di guardarla in faccia. «Sicuro?» domandò dolcemente la donna. Pablo sorrise in un modo strano e disse solo: «Non proprio.» sussurrando appena. Isabella a quel punto fece per parlare. Voleva capire, aiutare… come nessun professore aveva fatto con lei anni addietro. Ma la campanella di fine ricezione non glielo permise. Isabella sapeva bene che anche se il dolore esiste e delle volte vogliamo solo essere capiti, la vita a volte va troppo veloce e ci fa scordare come si può parlare delle cose vere. La verità, secondo lei, risiedeva nel fatto che a volte chiamiamo dubbi le verità che non abbiamo il coraggio di fare nostre. Ma, in quella scuola, lo sapevano anche due bambini dal cuore troppo grande che, nonostante tutto, condividevano ancora la solitudine insieme. In due aule diverse, ma con lo stesso respiro. A volte, anche se si vuole bene a qualcuno, può non essere il momento giusto. Ma questo non cancella l’affetto o il pensiero, mai.
O, almeno, per Pablo e Aurora era così.Loro, che avevano condiviso gioia e profondità, ma che s’erano anche mangiati il dolore l’uno dell’altra, finendo solo per far crescere di più il mostro sotto i loro rispettivi. Pablo questo l’aveva capito. Aurora, invece, non era ancora pronta ad accettarlo.Bisogna prima guarire dal proprio dolore per poterlo sorreggere insieme a qualcun altro, sennò poi, finisce che quel dolore schiaccia entrambi. il giovane lo sapeva bene che le avrebbe voluto bene per sempre, sperava solo che quando sarebbero stati davvero pronti a ritrovarsi lei lo avrebbe perdonato.

