Di Chiara Pascucci
“Nessuno può colpire duro come fa la vita. Perciò, andando avanti, non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi, e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente!”
Nel 1976 esce “Rocky” il primo film che darà vita ad una fortunatissima saga di sei capitoli, trasformandosi in uno dei franchise più famosi della storia del cinema.
Scritto e interpretato da Sylvester Stallone, la saga però, non narra soltanto le gesta di un giovane pugile e la sua scalata verso il successo -il che lo ridurrebbe ad un semplice sport film- ma si concentra soprattutto sul concetto di “Resilienza”, il punto di forza che trasforma il personaggio di Rocky in un dilemma universale per il pubblico.
Il nulla che sfida il tutto
Il primo elemento su cui fa leva il personaggio di Rocky, è la sua provenienza. Nel primo film Rocky è un giovane ragazzo italo-americano che vive in una periferia malfamata di Filadelfia. Sogna e ama il pugilato, ma non viene considerato un atleta promettente. Addirittura, il suo allenatore Mickey Goldmill gli toglie l’armadietto nella palestra in cui si allena, per lasciarlo agli atleti che dimostrano maggiore talento.
Per mantenersi, lavora come esattore per Tony Gasco, un gangster della zona, ma non eccelle in particolar modo neanche nella vita criminale. La sera torna nella sua casetta fatiscente, dove abita con il suo cane e due tartarughe.
Rocky è un vero e proprio signor Nessuno, abbandonato a se stesso. Ed è qui che per lo spettatore inizia la vera fase d’immedesimazione: chi nella vita di tutti i giorni non ha mai provato la sensazione di essere invisibile e profondamente solo?
Rocky rappresenta la sensazione intima e profonda in ogni essere umano del sentirsi fuori luogo, incompreso, con grandi sogni verso cui affacciarsi e zero possibilità di raggiungerli.
La vera svolta avviene quando il campione dei pesi massimi Apollo Creed, egocentrico e sicuro di sé, sceglie di mettere in palio il titolo contro uno sconosciuto pugile di Filadelfia.
L’occasione nel film nasce come un gioco dei potenti, come uno sberleffo dato da chi è seduto sulla poltrona dei vincenti.
Sceglie proprio Rocky, detto “lo stallone italiano”, in nome anche di una sua particolarità: Rocky è mancino; caratteristica molto temuta nel pugilato, poiché in grado di portare grandi vantaggi sul proprio avversario.
È qui che si crea il grande gioco degli opposti: mentre per Apollo questo rappresenta quasi un gioco, per Rocky diventa l’occasione di una vita, la possibilità di farsi valere.
Eppure, non si monta la testa, e perdona anche chi come il suo allenatore Mickey -mentore fondamentale nella sua storia- si propone come suo manager solo nel momento della grande occasione, pur non avendo mai creduto in lui. Eppure dopo uno sfogo, la stoffa del campione emerge sùbito: Rocky comprende che la vendetta e il risentimento non portano a nulla, e sceglie per se stesso il migliore aiuto possibile per raggiungere il suo obiettivo.
Le scene dell’allenamento, insieme all’accompagnamento musicale iconico entrato nell’immaginario comune, fanno emergere con grande capacità visiva, come niente si ottenga mai per caso, ma solo grazie al duro lavoro.
Il film dimostra che la grande occasione esiste, ma bisogna saperla sfruttare con la giusta preparazione;
durante l’incontro il Nulla non è più un nulla, ma è un atleta capace e preparato, che cade più volte a terra e che continua a rialzarsi, sfinendo il suo avversario.
Questa caratteristica caratterizzerà il personaggio per tutti i film; non è “l’attacco” il sinonimo di forza, ma la capacità di rialzarsi nonostante le difficoltà.
I primi piani sul volto tumefatto di Rocky diventano la metafora delle “botte” della vita, alle quali è necessario resistere e non cedere mai.
Ed è qui che la sceneggiatura non sceglie la banalità: Rocky non vince il titolo, ma perde non finendo mai a tappeto. Eppure il viaggio dell’eroe è completo, perché la vera morale non era mai stata la vittoria, ma la possibilità di crearsi un proprio spazio nel mondo.
La rivalsa
La rivalsa, come abbiamo visto, è un altro tema fondamentale per la narrazione.
Le stessa sceneggiatura d’altronde è caratterizzata dal riscatto e dalla capacità di farcela; “Rocky” infatti, fu girato in una settimana, con pochissimo denaro e con un Sylvester Stallone sconosciuto e nella miseria più totale. Nessuno credeva nel potenziale del soggetto, eppure il film riscontrò un enorme successo di botteghino.
Nel secondo capitolo della saga, Rocky sembra voler cambiare vita; si sposa, e sceglie di mollare il pugilato. Con il guadagno dell’incontro precedente, vuole garantire una vita dignitosa alla sua famiglia.
Eppure le difficoltà economiche riemergono di nuovo, e torna a lavorare nel mattatoio cittadino dopo aver tentato la strada della pubblicità. La moglie Adriana, figura importantissima seppur incinta, ricomincia a lavorare per fare la sua parte.
Nel frattempo però, qualcosa è rimasto in sospeso per Apollo, che comincia a non mandar giù il fatto di aver mantenuto il titolo solo per una questione di punti.
La sfida viene lanciata di nuovo, e Rocky, non riuscendo a rifiutare il richiamo del guantone, sceglie di accettare, malgrado le resistenze della moglie.
Ma gli allenamenti non procedono per il verso giusto, anche a causa del suo occhio rimasto leso dopo l’ultimo incontro.
Rocky si trova di nuovo da solo, ad un passo dal grande sogno, senza il sostegno dei suoi famigliari e del suo corpo.
Solo la moglie Adriana, quando si sveglierà dal coma dopo un parto difficile, sarà in grado di far risvegliare dentro di lui il coraggio, spronandolo a vincere.
E questa volta Rocky vincerà, conquistando il titolo, diventando campione dei pesi massimi; con una cintura consegnata dalle mani dello stesso Apollo, che afferma con correttezza, come quella ormai gli appartenesse di diritto.
Il prezzo del successo
Nel terzo capitolo della saga, Rocky è cambiato profondamente: ha una vita agiata.
Il film quindi, fa emergere una questione di vitale importanza: qual è il vero prezzo del successo?
Il rischio di dimenticare il proprio passato, di adagiarsi sui risultati ottenuti, finendo per svilire la passione. Venuto a conoscenza che gli incontri degli ultimi cinque anni venivano organizzati solo per garantirgli il mantenimento del titolo, Rocky cede alla sfida lanciatagli dal giovane Clubber Long, pugile ostile e rabbioso, che durante una conferenza stampa accusa il campione di non avere più il coraggio necessario per sfidare chi ha del vero talento.
Rocky ricomincia gli allenamenti con Mickey, ma non li prende seriamente, troppo impegnato a curare la sua immagine con la stampa e i fan.
Il giorno dell’incontro infatti, con facilità perde il titolo e sùbito dopo affronta la morte di Mickey, a causa di un infarto.
Il vero punto è questo: il giovane Clubber possiede dentro di sé una rabbia feroce, e la stessa fame di rivalsa del signor Nessuno che proviene dai bassi fondi. Sarà Apollo Creed a spiegare a Rocky come sia importante mantenere “gli occhi della tigre”, ovvero quella continua voglia di non mollare, quella fame che lo aveva spinto a vincere contro di lui.
Inizia quindi un grande percorso di allenamento, guidato proprio da Apollo, che non porterà soltanto alla nascita di una profonda amicizia tra i due ex sfidanti, ma anche alla riscoperta della vera passione interiore. Rocky ritrova quella parte di se stesso sepolta dai soldi e dal successo, che da quel momento non abbandonerà mai più.
Di fronte al suo sfidante infatti, si riprende il titolo, dimostrando ancora una volta che essere campioni non significa non sbagliare, ma avere la capacità di combattere sempre contro le proprie debolezze.
La morte di Apollo
Nel quarto capitolo invece, la morte di Apollo segna una svolta epocale nella vita di Rocky.
Creed infatti, dopo la pensione, sceglie di sfidare al posto di Rocky il promettente pugile russo Ivan Drago, grande orgoglio dell’Unione Sovietica.
L’incontro di tipo “amichevole” avviene su territorio statunitense, con la verve ironica di Apollo, che accoglie il suo sfidante con balletti e festoni.
Eppure si conclude nel più tragico dei modi, con la morte di Apollo stesso, tramortito dai colpi del suo sfidante, potenziati da sostanze dopanti.
Rocky perde il suo amico, e nel campo e controcampo che riprende Rocky con Apollo tra le sue braccia, e il volto glaciale di Ivan Drago, il film lancia la nuova sfida, in nome di un’amicizia.
Ivan Drago però non è contento: vuole annientare il vero campione.
Rocky accetta la sfida, ma la posta in gioco è alta.
Il film uscì nel 1985, e riuscì ad incanalare la tensione crescente provocata dalla guerra fredda.
Rocky accetta di affrontare l’avversario in Russia, pur non avendo il sostegno dalla moglie, preoccupata delle possibili conseguenze fisiche dell’incontro.
In Russia, Rocky inizia l’allenamento, ma è di nuovo solo, con un solo obiettivo: vendicare la morte di un amico.
Solo quando Adriana lo raggiungerà per sostenerlo, Rocky troverà di nuovo la forza di farcela.
L’incontro è forse uno dei più duri, soprattutto a causa della forza dell’avversario. Ma un vero campione non usa mai la forza, ma la Resilienza. Rocky infatti, si rialza sempre, con il viso tumefatto, e riesce a “scaricare” la macchina umana Ivan Drago, per poi tramortirlo e vincere. Nonostante si trovi in terra straniera, il pubblico riconosce il valore di un vero campione, e lo tifa, gioendo per la sua vittoria: la prova che il vero coraggio, la vera resistenza, non ha nazione.
La passione sopra ogni cosa
Il quinto capitolo della saga si apre con la fine dell’incontro con Ivan Drago. Rocky in doccia, chiama spaventato Adriana, rendendosi conto di uno strano tremore incontrollato alle mani.
La preoccupazione diventa reale: Rocky ha un serio danno cerebrale dovuto alle percosse, ed è costretto al ritiro per il rischio di un peggioramento che potrebbe portarlo ad uno stato vegetativo.
In più, a causa del fratello di Adriana, Paulie, e suo migliore amico da anni, Rocky perde tutto, compreso il titolo, ed è costretto a ritirarsi a Filadelfia per condurre di nuovo una vita modesta.
Sembra l’inizio di tutto, con una sola differenza: il sogno ormai è stato bruciato, e all’orizzonte non c’è altro.
Adriana ricomincia a lavorare nel negozio di animali, Rocky torna ad allenare pugili della vecchia palestra di proprietà del defunto Mickey.
Nel frattempo, suo figlio adolescente, deve affrontare il grande cambiamento dall’ambiente altolocato alla vita difficile della periferia americana.
Eppure la passione in Rocky non riesce a spegnersi, e dopo aver incontrato Tommy, un giovane pugile promettente, si dedica al suo allenamento trascurando la famiglia.
In lui rivede se stesso, la necessità di raggiungere un sogno, e proietta così una seconda occasione per vivere quello che già era stato.
Per farlo però, trascura sua moglie e suo figlio, che comincia a ribellarsi, sentendosi abbandonato dal padre.
Eppure Tommy è molto diverso da Rocky: perché la stoffa del campione è anche quella di non farsi abbagliare dalla facilità di poter raggiungere il sogno in un istante. Ammaliato infatti da un manager senza scrupoli di nome Duke, che gli propone lusso, donne, bella vita e la possibilità di conquistare il titolo, Tommy molla il suo manager Rocky, dimostrandosi ingrato.
Quando Tommy vince il titolo mondiale infatti, non ringrazia Rocky, ma Duke. Eppure Tommy alla conferenza stampa non viene acclamato, ma considerato un pugile di bassa qualità.
È inevitabile il confronto con il suo vero mentore: l’ormai leggenda, Rocky Balboa.
Tommy non lo accetta, sentendosi invece allo stesso livello di Balboa.
Tornato nelle periferie di Filadelfia, Tommy sfida Rocky, per dimostrare a se stesso e agli altri di essere più forte di lui. Dopo un primo rifiuto, Rocky per difendere Paulie che viene colpito da Tommy, accetta la sfida.
L’incontro è in strada, da dove tutto era partito, a dimostrazione che il ring è tra la gente, nella vita di tutti i giorni.
Eppure Tommy non ha la vera forza morale di Rocky, e neanche la sua preparazione, e dopo un incontro molto duro viene sconfitto, dimostrando ancora una volta che un campione diventa campione per il suo vissuto.
Il film analizza in maniera lucidissima che l’arroganza non vince mai sopra l’umiltà.
Adriana
In tutta questa saga però, non ci siamo ancora concentrati su un personaggio nominato più volte: Adriana, che merita assolutamente una sezione dedicata.
Adriana per Rocky non è solo una moglie, è soprattutto un sostegno. In nessuno dei film Rocky riesce mai a portare a termine la propria sfida senza aver avuto il consenso di Adriana.
La loro storia d’amore è profonda: Adriana nascondeva in sé una profonda forza emotiva, intelligenza, umanità e carattere, caratteristiche che nessuno era mai riuscito a scorgere. Solo Rocky, nel primo film, dalla purezza del suo sguardo sente che in lei c’è qualcosa di diverso, ma soprattutto qualcosa di cui ha profondamente bisogno.
I due si comprendono perché entrambi hanno conosciuto la solitudine, il sentirsi messi all’ultimo posto. Adriana affronta non solo il vero ring di Rocky, ma anche il ring della vita. La forza di Rocky è direttamente proporzionale alla forza che Adriana riesce a dargli. È solo davanti agli occhi di lei che sceglie di mettersi in discussione, è lei che gli indica cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Ed è sempre per lei che diventa campione dei pesi massimi nel secondo film, solo quando, dopo aver rischiato di perderla, ed uscita finalmente dal coma, lei afferma con convinzione
«Vinci».
Nell’ultimo capitolo della saga, Adriana è morta per malattia, e forse con lei, muore anche il Rocky Balboa che abbiamo sempre conosciuto.
Abbiamo quindi dimostrato come lungo tutto il percorso narrativo, il vero filo rosso che collega i film di Rocky Balboa sia la capacità di far fronte alle sfide che la vita ci impone.
Questa saga insegna che la Resilienza non consiste nella capacità di non provare dolore, ma di trasformarlo, dopo averlo vissuto, in una forza interiore per rialzarsi con coraggio.
Solo così si è davvero vincenti.