di Carolina Maccione
Aurora Della Torre non ne sapeva molto della vita. A dire il vero non ne sapeva nulla, o quasi. Era nata da 1 mese e mezzo e aveva già capito la differenza tra calore e amore. Lucia aveva partorito in anticipo con un parto cesareo e avevano dovuto mettere Aurora in incubatrice.Poi la svolta: le dimissioni.
Un secondo e la neonata senti l’amore, stretta al petto della mamma. In quel mese e mezzo a volte l’avevano fatta tenere in braccio a Lucia, per la marsupio-terapia, ma stavolta era diverso. Stavolta era definitivo.Lucia era raggiante, la piccola al sicuro.Le due arrivarono a casa alle ore 15:18 di un pomeriggio di mezza estate. Davide aveva guidato e aveva sorriso alla rotatoria per arrivare a casa. In passato aveva già sorriso, ricordandone a stento il motivo, quella volta però, il motivo sarebbe diventato una delle sue poche ragioni di vita.Aurora varcò la soglia della sua nuova camera alle ore 20:35. Per il primo periodo i medici avevano consigliato a Davide e Lucia di dormire a turno con la piccola, in camera sua, vicino alla culla.La prima sera si offrì Davide.Res era incuriosito, scettico, felice e confuso. Tante emozioni tutte insieme.Guardava quella neonata e provava invidia. Poi la vedeva ridere e provava confusione, poi, in fine. la vide alzare gli occhietti su di lui e li comprese la seconda parola che gli avrebbe cambiato la vita per sempre: affetto.Sì dice che le persone della propria famiglia non si possono scegliere.
Ed è vero, ma per metà… perché si può scegliere chi far entrare all’interno della propria famiglia e, soprattutto, si può scegliere di amare incondizionatamente qualcuno della nostra famiglia non solo per gli obblighi sociali.E lui, che fino a pochi mesi prima nemmeno possedeva una casa ma, soprattutto, non conosceva nemmeno l’amore o l’affetto, ora aveva scelto.(4 anni dopo…)«A- arco… mamma ma le balene che c’entrano?»Lucia sorrise dolcemente.«Amore, la parola è “Arcobaleno”.»«Ah.» annuì Aurora prendendo di nuovo in mano il piccolo libricino.Poi ci ripensò: «Mamma?»«Si?»«Cos’è un Arcobaleno?»Res non avrebbe mai visto un arcobaleno… eppure li, appeso al soffitto nella stanza di sua sorella fece un pensiero; Aurora, Lucia e Davide erano il suo. Chiuso in quella cantina aveva conosciuto solo il freddo della pioggia e i raggi troppo caldi del sole… loro erano la sua via di mezzo. Il suo posto sicuro.
E sebbene Lucia e Davide fossero solo i suoi acquirenti, che per un lampadario corrispondono un po’ a dei genitori disattenti, e Aurora non sapeva nemmeno di avere un fratello-lampadario, loro erano l’Arcobaleno di Res: dei colori meravigliosi. Con il tempo Res aveva conosciuto molto del mondo. Ma qualcosa non gli tornava… perché gli umani erano così diversi dagli oggetti con cui era stato solito conversare nella cantina-ripostiglio del vecchio Roberto?La verità è che la complessità d’animo è qualcosa che non si può insegnare o spiegare. Viene da sé. Res non sapeva se il suo animo fosse complicato o addirittura complesso, ma inspiegabilmente sapeva per certo di sentirsi umano e, forse, l’uomo è quanto più di complesso esista, con tutte le sue contraddizioni.Se avesse avuto la possibilità di parlare con Davide, che era il componente della famiglia che vedeva meno di frequente, avrebbe scoperto anche la parola più distruttiva e meravigliosa del cosmo: “fragilità. Forse proprio l’emozione che rende l’uomo così complesso.Davide era un brav’uomo. Dolce, con dei valori ferrei e sognatore. Ma anche lui, a suo modo, aveva conosciuto il freddo della pioggia e i raggi troppo caldi del sole.La differenza tra Davide e Res?Quest’ultimo, con tutta la purezza e la positività della giovinezza, aveva avuto la forza di trovare la sua via-di-mezzo.Davide non l’avrebbe mai trovata.
Era bipolare. E, nonostante, il suo disturbo non lo condizionasse così tanto (non quanto condizionava altre persone) viveva di alti e bassi. Di luci e ombre.L’arrivo di Aurora l’aveva reso felice e continuava a farlo, ma a volte vivere è più difficile dell’essere felici. E si finisce per sopravvivere solo per vivere quella maledettissima “felicità”.Può sembrare un controsenso, ma non lo è.Davide era fragile. E per anni aveva avuto paura di ciò. Ma a volte non si può ignorare come siamo, o cambiarci, si può solo provare ad essere la nostra versione migliore possibile. E, alle volte, basta. Far parte di una famiglia richiede lo stesso sacrificio: accettare che non si può essere perfetti ma sapere che si può provare a funzionare insieme.


