Di Viola Valota
La presenza italiana femminile a Venezia81 non è passata di certo inosservata, di fatto i prodotti che ci hanno convinto maggiormente sono proprio diretti da donne italiane.
Alice Rohrwacher, Maura Delpero e Isabella Torre sono la triade che ci ha incantato durante il festival. Rohrwacher e JR presentano Allégorie Citadine un cortometraggio fuori concorso in lingua francese di cui condividono anche la sceneggiatura. Come dice lo stesso titolo del cortometraggio, lo spazio filmico non è altro che un’allegoria del mito della caverna di Platone, su cui i due artisti si sono soffermati, con un’unica domanda che li ha guidati per la realizzazione: ‘cosa succederebbe se tutti ci voltassimo verso l’uscita della caverna?’.
Da questo presupposto assistiamo ad una storia che varca continuamente il confine tra la realtà e la finzione, un prodotto che fonde danza, musica, street art e della vera e propria arte visiva. Più che un film siamo davanti a due arti distinte che si mescolano e si servono l’una dell’altra per raccontarsi, il cinema è un mezzo per mostrare l’arte di JR, e l’arte di JR è uno dei pretesti per fare cinema, un perfetto equilibrio tra le due componenti nel quale nessuna sovrasta l’altra.
Sicuramente per noi uno tra i prodotti migliori di questo Festival, possiamo permetterci di dire che Alice Rohrwacher è la regista italiana che da anni stavamo cercando, in poche parole una garanzia.
Il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a Vermiglio di Maura Delpero, in uscita il 19 Settembre nelle sale. Siamo davanti al suo secondo lungometraggio, ambientato durante l’ultimo anno della seconda guerra mondiale.
Le vere protagoniste sono tre sorelle Livia, Lucia e Ada, assisteremo, quasi come se stessimo spiando, alle dinamiche relazionali all’interno della famiglia, le quali verranno ribaltate dall’arrivo di un misterioso soldato. La narrazione non è altro che un pretesto per veicolare una riflessione sulla guerra, sulle tradizione, sul vecchio ed il nuovo.
Siamo davanti ad un cinema che ci piace definire contemplativo, un cinema del piccolo gesto, un cinema che porta con se una carica emotiva e soprattutto un impulso narrativo forte legato alla famiglia, alle tradizioni e ai padri. Un piccolo squarcio su come poteva essere la vita dei nostri nonni durante gli ultimi anni della guerra. Infine vogliamo prenderci uno spazio per parlare di Isabella Torre, classe 94 che esordisce al lungometraggio con Basileia, il film è stato presentato fuori concorso in chiusura alle Giornate degli Autori.
La pellicola è in realtà un riadattamento del suo cortometraggio d’esordio del 2018 ‘Ninfee’ di cui è anche interprete. Più che davanti ad una proiezione, ci siamo trovati immersi in una favola soprannaturale, circondati dai boschi dell’Aspromonte che diventano co-protagonisti e non solo location.
Il protagonista è un archeologo che verrà guidato alla ricerca di un tesoro tramite un manuale che consulta continuamente, leggendolo e rileggendolo. Con l’aiuto di altri uomini riuscirà a risolvere il mistero che aleggia attorno al tesoro promesso, anche se involontariamente risveglierà delle ninfee, figure che in questo caso definiamo mitologiche che governano le leggi naturali. Vediamo questi corpi femminili magnifici, che si aggirano nudi per le foreste, figure al limite tra l’umano e il soprannaturale.
L’utilizzo della musica in questo film è qualcosa in grado di trasportare lo spettatore in un universo parallelo, è un film sonoro, percepiamo delle frequenze primordiali che smuovono in noi un sentimento di ansia, appartenenza e fascinazione. Molto spesso i suoni sembravano venissero usati per dare una voce alla natura, come se gli alberi, il sottobosco e la mente interconnessa della foresta volesse comunicare con lo spettatore. In realtà la vera protagonista di questa storia è proprio la natura, la sua potenza e predominanza rispetto al genere umano, che inconsciamente è sempre stato convinto di poterla sottomettere.
Infatti le dee che vengono risvegliate non sono altro che una personificazione della natura stessa, il cui scopo è quello di ristabilire la giusta distanza tra la sete arrogante di conoscenza umana e i misteri del mondo che devono rimanere nascosti. Attualmente non abbiamo informazioni su un’eventuale distribuzione, anche se speriamo presto di poter avere l’occasione di rivederlo in sala, e di poter spargere il nome di questa talentuosissima regista.
È un film sicuramente imperfetto, a tratti probabilmente acerbo, ma efficace e coraggioso, che non ha timore di mostrare scene non conformi al mainstream italiano. Per concludere vorremmo esprimere la nostra gratitudine e fierezza nei confronti di queste tre incredibili registe, che sono state in grado di alzare l’asticella all’interno di una Venezia81 che è stata definita da molti estremamente nella media. Alice Rohrwacher, Maura Delpero e Isabella Torre ci fanno sognare e sperare nella rinascita del mezzo cinematografico italiano al femminile, dei nomi che siamo certi inizieremo a sentire più spesso.