Di Francesca Paoli
Il 16 ottobre 2024, il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge che persegue penalmente il cittadino italiano autore del reato di maternità surrogata anche se commesso all’estero. Di fatto l’attuale governo ha messo nero su bianco i presupposti per rendere la GPA (gestazione per altri) un reato universale, una mossa forse con fine più politico che giuridico in quanto la legge lascia molti dubbi riguardo a un’applicazione concreta della stessa. Evidente è il mancato rispetto del principio di territorialità: oltre a quelli commessi sul suolo italiano esistono dei reati punibili anche se commessi all’estero, ossia delitti per i quali la legge italiana stabilisce la pena di morte o l’ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni e i cosiddetti “reati universali”, riconosciuti come punibili dalla comunità internazionale, quali crimini di guerra, genocidio, tortura, schiavitù e crimini contro l’umanità. La maternità chiaramente non rientra in nessuna di queste categorie poichè la sua pena detentiva massima è di due anni, e non costituisce reato secondo la comunità internazionale, anzi è legalmente praticata in vari stati europei ed extra-europei. La legge, andando contro a uno dei più importanti principi del sistema giuridico italiano, lascia molti dubbi sulla sua applicazione concreta e sulla sua impugnabilità da parte della Corte Costituzionale ma esprime la ferma volontà di ostacolare la GPA per i cittadini italiani ovunque essa sia praticata. Ben prima del 16 ottobre 2024, la pronuncia delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione n. 38162 del 20 dicembre 2022 ha affermato l’impossibilità di trascrivere atti di nascita formati all’estero e riguardanti minori nati da coppie che hanno fatto ricorso alla tecnica della GPA, riconoscendo al genitore intenzionale la medesima posizione del genitore biologico, e precisa che l’esigenza di assicurargli i medesimi diritti degli altri bambini è garantita attraverso l’adozione in quanto l’adozione rappresenta lo strumento che consente di dare riconoscimento giuridico al legame di fatto con il “partner” del genitore genetico che ha concorso a prendersi cura del bambino fin dalla sua nascita. Usufruire della maternità surrogata in un altro paese era dunque scoraggiato dalla scarsità delle tutele nell’interesse nel minore ben prima che divenisse illegale, sempre secondo la pronuncia della Corte Costituzionale in quanto «offende in modo intollerabile la dignità della donna e mina nel profondo le relazioni umane».Utile è precisare che la gestazione può essere omologa o eterologa a seconda che il materiale genetico sia della gestante, del partner maschile committente e/o della partner femminile committente. I committenti possono essere single, o una coppia eterosessuale o dello stesso sesso, e il patto di maternità surrogata può essere di tipo commerciale, qualora alla madre surrogata spetti un corrispettivo in denaro, o solidaristico. La questione si presenta complessa proprio perchè abbraccia una serie di tematiche delicate e oggi ancora dibattute nel nostro paese: quella dell’autodeterminazione femminile e della commercializzazione del corpo, quella della legittimità delle famiglie omogenitoriali e monogenitoriali, e infine il concetto stesso di genitorialità che è continuamente e necessariamente messo in discussione. In Italia l’autonomia decisionale sulla propria vita, il proprio corpo, e quindi la propria identità, è stata una conquista tardiva e combattuta per le donne, basti pensare a quanto sono relativamente recenti leggi sull’aborto, matrimonio riparatore, delitto d’onore, divorzio e tutele a favore dell’indipendenza economica. L’aspetto giuridico si lega inscindibilmente all’oppressione culturale, ben radicata in un paese che fatica a concepire una salute riproduttiva non orientata alla maternità a tutti i costi, ma al benessere e alla libertà di scelta della donna. Questo sfondo socio-culturale è chiaramente un cattivo terreno per avanzare una proposta di gestione del corpo femminile che esula dalla maternità e dalla famiglia “tradizionali” e di stampo pseudo-cattolico. Tutto ciò coinvolge tanto le potenziali madri surrogate quanto i soggetti committenti: insieme a una buona parte di coppie eterogenitoriali, impossibilitate a concepire per i più disparati motivi, sono tantissime le coppie omogenitoriali ad accedere alla GPA nei paesi esteri, dove, a differenza dell’Italia, l’omossesualità non è una discriminante quando si cerca di essere genitori.Gli studi in ambito psichiatrico e psicologico su bambini di famiglie “non tradizionali” hanno sufficientemente dimostrato quanto non sia il sesso e l’orientamento sessuale del genitore a determinare il benessere e l’equilibrio psichico del figlio, bensì il rapporto di cura che si instaura tra i due, eppure in Italia le coppie omosessuali sono escluse dall’unico mezzo con cui potrebbero legalmente diventare genitori, ossia l’adozione.Ma a dirla tutta il processo di adozione nel nostro stato lascia a desiderare anche quando parliamo di coppie etero: procedure burocratiche lunghe e spesso mal gestite che scoraggiano sia a livello psicologico sia economico, e possono portare a considerare la maternità surrogata come prima scelta.Insomma ad oggi l’Italia non tutela al massimo delle sue possibilità l’interesse dei minori, che siano bambini in attesa di una famiglia adottiva o nati all’estero con una procedura non autorizzata sul suolo italiano. Le leggi in vigore fanno stazionare il nostro paese su posizioni ferme ma obsolete, che non fanno realmente gli interessi delle persone, e non sembra esserci molto spazio per una ricerca che porti una nuova apertura.Allo stesso tempo questa ricerca deve essere consapevole e non semplicemente una risposta affermativa a una richiesta qualsiasi. La questione sulla commercializzazione del corpo (in questo caso femminile) rimane importante ed è un territorio che deve rimanere libero da preconcetti culturali o religiosi e focalizzarsi esclusivamente sulla tutela della salute dell’individuo, tanto fisica quanto mentale.Favorire l’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo è più che mai fondamentale, ma dobbiamo necessariamente affrontare il fatto che questa può essere fortemente condizionata da molteplici fattori sociali ed economici, e se da una parte nessuno ha il diritto di giudicare un individuo che per necessità decide di mettere il proprio corpo al servizio di altri, dobbiamo piuttosto chiederci che senso abbia una genitorialità ottenuta attraverso la complicità con un sistema che permette l’esistenza di simili condizioni.Ci dà comunque da pensare il fatto che l’Italia abbia ormai posto ogni possibile ostacolo alla maternità surrogata schermandosi dietro l’intenzione di non mercificare il corpo della donna, ma non abbia mai messo in conto la possibilità di regolamentare una GPA solidaristica, che non preveda alcun tornaconto economico per la gestante: anche solo una disponibilità a discuterne avrebbe fatto dissipare i sospetti che dietro a questo accanimento contro la GPA ci sia fondamentalmente un millenario controllo sul corpo femminile e il rifiuto di una donna libera di scegliere.
