di Alice Macchiusi
Oggi 25 novembre ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne; come Pour Parler riteniamo necessario proporre una riflessione sul tema che non sia fine a sé stessa: l’importanza di questa giornata non può e non deve esaurirsi in simboli e numeri commemorativi, oggi più che mai è doveroso interrogarsi sul nostro pensare e sul nostro agire nel quotidiano. Siamo corpi vivi e capaci, non vittime.
L’Osservatorio Nazionale di Non Una Di Meno ha riportato, in data 22 novembre, 77 casi di femminicidio dall’inizio dell’anno; non si tratta di tragedia ma di violenza sistemica. Dietro quel numero si compattano 77 vite, tutte simili e tutte diverse al contempo: si pensi a Ilaria Sula, a Sara Campanella, a Martina Carbonaro; ancora, si pensi a Hayat Fatimi, a Tiziana Vinci, a Cinzia Pinna. La loro perdita e il dolore che ne consegue devono essere elaborati pubblicamente: ridurre queste vite ad un numero non ci permette di progredire nel dibattitto sulla violenza di genere poiché viene meno il senso di responsabilità, personale e istituzionale.
Disporre di dati oggettivi e tangibili su cui poggiarsi deve accompagnarsi all’urgenza di dare una faccia, una storia, a quei numeri. Oggi più che mai è necessario ricordare tutte le sorelle uccise e ricordare perché sono state uccise. In occasione della Conferenza istituzionale contro il femminicidio tenutasi pochi giorni fa a Roma, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha voluto ricordarci che le ragioni della prevaricazione maschile sulle donne è da cercare nel nostro codice genetico; la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Roccella ha invece voluto ribadirci che l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole non è correlata a una diminuzione dei femminicidi, declassandola, ancora, a battaglia ideologica.
Minimizzare le ragioni della violenza uccide ancora una volta le nostre sorelle, le priva di ogni possibilità di riscatto e giustizia. È difficile immaginare un futuro diverso se le premesse e se le soluzioni proposte sono di questo tenore: l’impegno collettivo sembra essere in tal senso l’unica via percorribile. Il lavoro svolto da Non Una di Meno in primis e dalle realtà transfemministe tutte è da lodare: sono previste in questa settimana mobilitazioni, presidi, assemblee pubbliche, incontri ed eventi che hanno sì l’obiettivo di sensibilizzare ma, ancor prima, di renderci visibili, riconoscibili. Come Pour Parler abbiamo partecipato al corteo dello scorso 22 novembre indetto a Roma: la marea transfemminista ha sommerso la città, passando per le vie del centro – la manifestazione è partita da Piazza della Repubblica ed è arrivata a San Giovanni – e riappropriandosi dei propri spazi.
Siamo corpi vivi e capaci: la società eteropatriarcale ha storicamente relegato le donne e le soggettività queer a margine dello spazio politico e pubblico, ammettendone l’accesso solo nel rispetto dei codici patriarcali ed eteronormati. Manifestare è riappropriarsi del proprio spazio, è stabilire nuovi nessi con la realtà e negoziare significati capaci di rendere giustizia alla nostra esperienza. Mai come in questi giorni, nonostante l’affollamento delle strade, si respira un’aria intima: è la condivisione di un sentire e di una volontà che, da singole, diventano comuni. Occupare il nostro spazio, ora nello specifico quello pubblico, è ammettere l’esistenza di un conflitto politico radicato e radicale nei nostri corpi; vivere questi momenti di dissenso e protesta collettivi equivale a riappropriarsi dei corpi stessi, è riscatto della propria corporeità, è senso di appartenenza, è riconoscersi.
Il personale è davvero politico: per questo l’agire collettivo deve essere il punto di partenza per il contrasto alla violenza di genere. L’invito è quindi a partecipare alle iniziative programmate nei prossimi giorni, oltre che a informarsi e restare vigili. Link per consultare i dati raccolti dall’Osservatorio di Non Una di Meno.
https://osservatorionazionale.nonunadimeno.netLink con l’elenco delle manifestazioni indette https://www.instagram.com/p/DRaNdlLjo71/?igsh=NWJtejFyZHhlZnhu