Di Chiara Pascucci

È convinzione di molti che i più bei film fantasy siano esclusivamente di produzione hollywoodiana; è un pregiudizio abbastanza comune, dal momento che i generi sono sempre stati una prerogativa del cinema americano. Eppure nell’immenso orizzonte che il cinema italiano ci offre, è presente un piccolo gioiellino di cui forse pochi sono a conoscenza: sto parlando di “Fantasmi a Roma” del 1961, diretto da Antonio Pietrangeli, per la sceneggiatura dello stesso Pietrangeli, Maccari, Ettore Scola ed Ennio Flaiano. Un fantasy che potremmo definire tutto “all’italiana”, sia per gli aspetti sociali che esso affronta, sia per la scelta del cast con il quale riesce a deliziarci fin dalla prima scena. Annibale Di Roviano (Eduardo De Filippo)è un anziano principe aristocratico che vive nel suo antico palazzo di famiglia; un luogo magico, dove il tempo sembra quasi essersi fermato, mentre invece corre veloce fuori dalle immense vetrate l’inarrestabile avanzata del Boom economico.

C’è quasi una calma atemporale al suo interno, mentre Annibale svolge le sue attività quotidiane, fino a quando non è ora di coricarsi. Ha tutto l’aria di un’epopea di solitudine aristocratica la vita del principe, rimasto solo e lontano dai propri parenti.

Ma Annibale è tutto fuorché solo: nell’immenso palazzo infatti, convivono con lui un bellissimo gruppo di affascinanti fantasmi. Mentre Annibale dorme nel silenzio della sua stanza, addormentatosi di nuovo con gli occhiali da lettura sul naso, la macchina da presa si sposta fino ad inquadrare completamente a sinistra la figura dormiente di Annibale, illuminata da luce calda, in contrasto con il buio circostante.

È proprio da quel buio che appare per la prima volta in scena il primo fantasma, che sùbito capiamo essere un frate: osserva il principe dolcemente, e con delicatezza sistema sul comodino i suoi occhiali da vista. Fra Bartolomeo ( Tino Buazzelli)perciò è il più vecchio e forse anche il più saggio, morto nel ‘600 per colpa di alcune polpette avvelenate. Al gruppo si aggiungono: Reginaldo (Marcello Mastroianni) un nobiluomo libertino ed amante delle donne,morto nel ‘700 cadendo dal balcone mentre scappava dal marito geloso di una delle sue amanti, Donna Flora (Sandra Milo) suicidatasi nel Tevere per una delusione amorosa nell’800 e infine Poldino(Claudio Catania) fratello maggiore di Annibale, morto ancora bambino a inizio ‘900.

Essi sono in tutto e per tutto collegati ad Annibale, fanno parte della sua famiglia, e sono condannati a vagare per colpa della loro morte violenta. Secondo Enrico Giacovelli nel suo “C’era una volta la commedia all’italiana” la presentazione dei fantasmi è una delle più eteree della storia del cinema, e non possiamo che concordare con questa affermazione. Il forte grado di fascinazione che essi esercitano sullo spettatore deriva dai loro costumi e dai loro movimenti: complice probabilmente anche la bravura attoriale, i fantasmi con il loro vestiario antico di colore bianco, così come i loro capelli, e il viso, si muovono sinuosi nei corridoi del palazzo, e nell’ombra spariscono e ricompaiono, come se il buio fosse la loro quinta teatrale.

Ma non è tutto, poiché ciò che avvicina lo spettatore è soprattutto il loro modo di porsi: seppur antichi, essi riproducono nei gesti una ritualità e una dialettica tipicamente italiana, riconoscibile e famigliare per ognuno di noi; verrebbe da chiedersi se davvero anche nel passato non fossimo in realtà così diversi da ora.

Il loro attaccamento alla casa è profondo e viscerale; ma sarà proprio alla morte di Annibale per colpa di una caldaia difettosa, che essa andrà nelle mani del giovane nipote Federico (sempre Marcello Mastroianni) intenzionato a venderla ad un ingegnere che vuole specularci sopra. Per i fantasmi significa solo una cosa: lo sfratto, che è l’incubo dei vivi, ma che in questo caso non lascia liberi neppure i morti. L’unica soluzione sarà quella di chiedere aiuto al giovane fantasma pittore Giovanni Battista Villari detto “Il Caparra”(Vittorio Gassman), nella speranza di poter salvare la struttura dalla demolizione.

Lascio dunque arrivati a questo punto, a chiunque voglia recuperare il film, la scoperta dell’esito di questa missione: I fantasmi ne usciranno vittoriosi oppure trionferà la corruzione dilagante in Italia?È evidente perciò che ci troviamo di fronte ad un fantasy sui generis; non c’è magia, non ci sono effetti speciali di alto livello, non ci sono mondi fatati e missioni leggendarie da compiere. Ma la bellezza di questo film risiede nell’uso sociale e simbolico che il fantasy assume. In un momento di grande cambiamento culturale come il Boom economico, che scoppiò in Italia nel 1958, e che rivoluzionò vita e costumi dell’italiano medio, l’unica missione che sta cuore ai fantasmi è preservare una casa che si fa simbolo di Passato, Presente e Futuro.

E gli elementi del Boom ci sono tutti: la speculazione edilizia, la macchina, i night clubs, la rivoluzione sessuale. Nelle strade e sui tetti di questa elegantissima Roma notturna, fantasmi girano ed osservano le azioni di chi è ancora in vita, stupendosi di ciò che cambia ed anche di ciò che resta sempre uguale – emblematica la scena di corruzione a cui assistono Fra Bartolomeo e Reginaldo-.

Essi sono il simbolo di ciò che è stato, di una tradizione che l’Italia si porta dietro. Sono la personificazione della Storia respirata dai vicoli di una città antica come Roma, dei sogni infranti e mai raggiunti, di delusioni, rimpianti e di infanzie spezzate. La morte in questo film è tormentata da ciò che in vita si cercava di raggiungere, da ciò che ossessivamente si rincorreva, da comportamenti per nulla abbandonati ma forse semplicemente trasformati. Il film è una carrellata viva e morta di Storia.

Assistiamo ad un dialogo con il Passato originalissimo e ben studiato, un Passato che però sembra quasi messo in pericolo dall’incognito Futuro verso il quale la corruzione morale porterà l’italiano. Gli sceneggiatori usano gli occhi degli antenati per descriverci i dubbi che nutre il cinema italiano di quegli anni. Dove si arriverà se i palazzi antichi, che ospitano i fantasmi della nostra vita, verranno buttati giù da imponenti palazzoni industriali? Un film perciò sul passato, ma anche sulla famiglia, perché i fantasmi sono anche tutte le storie che ci portiamo dietro, che ritornano inaspettatamente, che ci accompagnano e ci camminano accanto.

Annibale stesso muore tra le braccia del fratello fantasma, avendo superato il confine della soglia con l’altro mondo, lo stesso che non l’aveva mai abbandonato.Un po’ come questo film, che insieme a molti altri è lo scheletro di ciò che è stato il nostro cinema, e del quale ancora sentiamo l’eco; certo non va dimenticato, ma solo compreso.E se per strada una folata di vento proveniente da chissà dove vi smuove i capelli, non abbiate paura… forse è solo un fantasma girovago annoiato.Il film è reperibile in streaming gratuitamente su Rai Play